lunedì 24 agosto 2009

Che tu sia per me verità


I libri sono come chiodi piantati nel muro. Restano.
Anche quando provi a rimuoverli…rimane sempre un segno profondo.
Libri che compri.
Libri che leggi una volta.
Libri che leggi e rileggi.
Libri che presti.
Libri che regali.
Libri che ti fai prestare.
Libri di cui ricordi frammenti.
Libri che citi.
Libri che non dimentichi.
Libri che consigli.
Libri che assolvono il tuo passato.
Libri che rispecchiano il tuo presente.
Libri che ritrovi dopo tanti anni.

“ Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un’iniezione di verità, per dirla, finalmente, la verità.
Sarei felice di poter dire a me stesso:”con lei ho stillato verità”.
Sì, è questo ciò che voglio.
Voglio che tu sia per me il coltello, e anche io lo sarò per te, prometto.
Un coltello affilato, ma misericordioso”.

David Grossman, “Che tu sia per me il coltello” (p.17)

I tuoi occhi accolgono quelle parole.
Lo stesso movimento di una mano che sfiora il segno di un chiodo piantato in un muro.
Anni fa le dita della tua mano non avrebbero percorso tutte le insenature di quel segno.
Ma oggi è diverso, e non è un caso se hai ripreso proprio quel libro in mano.
Il chiodo non c’è più, ma il segno è indelebile, perché trovi il coraggio di scrostare il bianco della pittura che aveva tentato di ricoprirlo.
Qualcuno, più di duemila anni fa, prima di condannare a morte Qualcuno, chiese: che cos’è la verità?
Oggi, uno degli scrittori più in gamba, paragona il dirsi la verità ad un coltello, affilato e misericordioso.
Cosa vuol dire?
Voglio che tu sia per me il coltello.
Voglio che tu sia per me la verità che non ho mai rivelato a nessuno.
Sarebbe bello se tutti costruissimo legami così.
Sarebbe bello poter dire: “con lei ho stillato verità”.
Sarebbe bello poter dire: “sì, è questo ciò che voglio”.
Ma abbiamo paura di noi stessi, abbiamo paura di quello che gli altri possano tirar fuori da noi, abbiamo paura di rivelare noi stessi e quello che gli altri possano pensare, abbiamo paura di costruire legami perché amiamo prevedere come andrà a finire, abbiamo paura di leggere negli altri la paura, abbiamo paura di avere paura.
Anche della verità.
Sarebbe bello poter dire: “anche io lo sarò per te, prometto”.
Ma, a volte, abbiamo paura anche di sentircelo dire.
Perché il coltello fa male.
E abbiamo paura di soffrire.
Voglio che tu sia per me il coltello.
Ogni libro è un dono ed un messaggio.
Il dono è che, se il libro vale, ti induce ad una riflessione.
Il messaggio è che ti accompagna verso le giuste domande.
Voglio: desidero, ne ho bisogno, è necessario, non posso vivere senza.
Che tu sia: nessun altro, ma solo tu, con i tuoi pregi e i tuoi difetti, con quello che hai e quello che ti manca.
Per me: nessun altro, ma solo io, con i miei pregi e i miei difetti, con quello che ho e quello che mi manca.
Il coltello: penetrante da lasciarti senza respiro.
Affilato: tagliente, doloroso.

Ma: non c'è solo dolore...
Misericordioso: che mi dia la salvezza.
Il posto del chiodo è vacante. Ma il segno è visibile anche da lontano.
Il libro si chiude e lo si rimette a posto. Ma le domande restano.
Sarebbe bello se ognuno tenesse a mente queste parole e le ripetesse ad un genitore, ad un figlio, ad un fratello o ad una sorella, ad un marito o ad una moglie, ad un fidanzato o ad una fidanzata, ad un amico o ad un’amica, ad una persona con cui si vorrebbe costruire un legame.
Sarebbe bello se tutto nascesse dalla verità.
Sarebbe bello se ogni legame la sapesse raccontare.
I legami ci tengono in vita, in orizzontale e in verticale.
Sta a noi inventare il modo in cui stringerli.
E’ possibile con un coltello affilato e misericordioso?







lunedì 17 agosto 2009

Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo...

Tante parole definiscono un solo sentimento nelle sue più disparate accezioni:
Agape, l’amore incondizionato, anche non ricambiato.
Anteros, l’amore corrisposto cui ciascuno aspira.
Eros, l’amore sessuale.
Himeros, la passione occasionale che vuole subitanea soddisfazione.
Phileo, l’amore di affetto e piacere, come tra gli amici.
Photos, il desiderio verso cui tendiamo.
Stergo, l’amore di appartenenza, come tra consanguinei.
Thelo, il piacere di fare qualcosa, il desiderio di voler fare.
L’amore è da sempre un sentimento comune a tutti.
Ne senti parlare ad una cena, se il tuo amico ti chiede un consiglio per conquistare la ragazza che finalmente gli ha stregato il cuore.
Ne senti parlare al telefono, se la tua amica soffre e vorrebbe andare via chissà dove.
Ne senti parlare di sfuggita mentre sei in bicicletta, mentre qualcuno litiga al telefono.
Lo percepisci nelle note di una melodia di un musicista troppo severo con sé stesso.
Lo leggi nelle pagine di un libro che vorresti aver scritto tu.
Lo guardi nella scena di un film che ti ricorda quanto l’amore può essere forte ed instancabile.
Lo scrivi.
Su una pagina bianca, su un post-it affisso ad una parete, su un fazzoletto nascosto in tasca, nelle pieghe più sottili del cuore.
Sensazioni, litigi, godimenti, atroci dolori dei nostri “giorno per giorno”.
Tutti da sempre desideriamo l’amore, tutti da sempre ne viviamo, tutti da sempre ne soffriamo.
L’amore è da sempre un sentimento comune a tutti.
Da sempre e per sempre.
Per ognuno di noi cambia l’oggetto della passione, ma è sempre una guerra che l’anima combatte tra il volere e il non volere, tra l’esserci ed il non esserci, tra l’egoismo e la voglia di donarsi all’altro, tra bugie e verità.
Tra amore e disamore.
L’amore è sentimento comune a tutti…per quanto, spesso, nei nostri “giorno per giorno”, ce ne dimentichiamo.
Ma l’amore è come una madre che perdona tutte le nostre fughe, e ci riaccoglie, se è vero ed autentico, a braccia aperte.

“ Se Dio ti guardasse negli occhi e ti dicesse: ti ordino di essere felice per tutta la vita… tu che cosa faresti?”
Richard Bach

Ora chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginarci soli, anche per un solo attimo, sul punto del mondo più distante dalla persona che amiamo, e ripensiamo al verso di questo scrittore.
Che cosa faremmo se Qualcuno ci ordinasse di essere felice?
Proviamo ad immaginarlo, e forse scopriremo, che troppo spesso ci dimentichiamo di quello di cui abbiamo davvero bisogno per essere felici.
Soprattutto… nei nostri “giorno per giorno”.

lunedì 10 agosto 2009

Nessuno tocchi l'arte!

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è divertente: leggiamo e scriviamo poesie perché apparteniamo alla razza umana; e la razza umana è piena di passione.La medicina, il diritto, l'economia e l'ingegneria sono nobili occupazioni, necessarie alla sopravvivenza; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, queste sono le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman: - O me o vita, domande come questa mi perseguitano, infiniti cortei di infedeli,città gremite di stolti, che v'è di nuovo in tutto questo? O me o vita - Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità; che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.Quale sarà il tuo?”

Dal film “L’attimo fuggente”


Il nuovo decreto anticrisi varato dal governo, prevede, tra gli altri, dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo.
La mia ingenuità e fiducia, mi portano a sperare che qualcuno si ravveda e che la cultura non venga usata come chiave di uscita dalla crisi economica nella quale siamo caduti.
Chi va a teatro e fa teatro, chi va al cinema e fa cinema, chi scrive e chi legge, chi intona una melodia e la ascolta, chi dipinge un quadro e chi viene rapito ammirandolo, chi balla e chi guarda danzare, non perdono il loro tempo ma ne inventano uno migliore, che vive contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro.
Nell’arte vive il tempo passato che prende la forma di una storia che viene scritta, rappresentata, dipinta e cantata nel tempo presente, e infine regalata al futuro di chi avrà la fortuna di rileggerla, di rivederla e di riascoltarla.
Questo blog non è una testata giornalistica, ma si unisce alla protesta di quanti credono ancora che l’arte e la cultura siano strumenti in grado di renderci liberi regalandoci la possibilità di esprimere ciò che siamo.
Probabilmente l’arte non è necessaria alla sopravvivenza del cosmo e del corpo umano…ma proviamo a pensare, anche e solo per un istante…ad un mondo senza arte.
Senza quadri.
Senza spettacoli.
Senza cinema.
Senza libri.
Senza musica.
Senza monumenti e sculture.
Senza danza.
L’uomo respirerebbe ancora, camminerebbe ancora, dormirebbe ancora, si risveglierebbe ancora, mangerebbe ancora, parlerebbe ancora.
Ci sarebbero ancora gli alberi per tenerci al riparo dal sole, le strade per lasciarci camminare, il sole per riscaldarci, la luna per sorprenderci a guardarla, il mare per poterlo ammirare, le montagne per sognare di scalarle, il mondo intero per immaginare di scoprirlo, le stelle per continuare a desiderare.
Tutto questo ci sarebbe ancora, ma senza l’arte, nessuno avrebbe la magia di raccontarlo.
L’arte è un dono che Qualcuno ha regalato al mondo attraverso gli artisti.
Ma per fare in modo che gli artisti continuino a regalarla al mondo, è necessario non operare alcun taglio.
Questa è la notte dei desideri.
Facciamo tutti in modo che le stelle abbiano ancora la possibilità di essere raccontate, rappresentate, danzate, dipinte, orchestrate in una sinfonia.
Perché senza l’arte, l’uomo non potrebbe più raccontare sé stesso.


giovedì 6 agosto 2009

Piccoli ma grandi...


AMICA ALLEGRA: ma alla fine faccio poco...anzi non faccio niente…non gli insegno molto, anche se è un’esperienza molto bella.

ALLEGRA: si dà soprattutto quando non ci si accorge di dare…

AMICA ALLEGRA: bella...scrivila da qualche parte…

ALLEGRA: ok…però tu ricordati di metterla in pratica!

Apriamo gli occhi. Sbadigliamo. Ci alziamo. Bagno e doccia. Facciamo colazione. Ci vestiamo.
Ci pettiniamo. Ci trucchiamo. Usciamo o restiamo in casa. Giochiamo. Studiamo. Lavoriamo.
Scriviamo romanzi. Parliamo. Litighiamo. Mangiamo. Dormiamo. Leggiamo. Urliamo. Ridiamo. Piangiamo. Impariamo a vivere ed insegniamo a farlo. Impariamo ad amare ricominciando sempre da capo. Scriviamo lettere che non spediremo mai. Ascoltiamo gli altri. Ascoltiamo noi stessi.
Ci ricordiamo degli amici e ci dimentichiamo di noi o viceversa.
Ci guardiamo allo specchio eppure disegniamo spesso un’altra immagine di noi.
Passiamo le giornate e non ci accorgiamo, che in ogni piccolo invisibile gesto, diamo più di quanto pensiamo, ed è quel gesto che dà forma alla nostra vera immagine, anche se lo specchio di tutti i giorni ce ne rimanda incessantemente un’altra.

Ogni frammento della nostra vita è una storia da raccontare, che sia un verso o un romanzo epico.
Nessuna bellezza è data dall’altezza.
Nessuna bellezza è data solo da uno specchio.
Nessuna bellezza è data solo da noi stessi.

“Si dà soprattutto quando non ci si accorge di dare…”. E spesso sono le cose più piccole.

La bellezza di quello che siamo è data dall’immagine che dipingiamo giorno dopo giorno sulla tela della vita.
E sono i piccoli momenti in un'intera giornata, una singola parola detta o scritta, i piccoli sguardi, i piccoli gesti…che danno vita all’intero quadro.
Perché…pensiamoci un attimo…se cade una statua di cristallo, essa si frantuma in mille pezzi.
Ma se cade il più piccolo frammento di quella statua, esso non si frantuma, ma rimane intero.







sabato 1 agosto 2009

Tu che scelta sei?


Sei senza parole. E decidi di rimanerci.
Peccato che i tuoi vicini non siano del tuo stesso parere.
Ore 00:00. Decidi di andare a letto dopo una giornata pesante.
I vicini sono in giardino. E parlano. Anzi, litigano.
Per la precisione, due fratelli abbastanza stagionati, 42 anni lui e 37 anni lei, non smettono di dirsene di tutti i colori per una parola di troppo detta da lei nel bel mezzo di un litigio tra lui e la moglie di lui.
Tra moglie e marito non mettere il dito. Se lei lo avesse fatto, loro si sarebbero risparmiati la litigata e io avrei cercato di dormire (d’accordo, forse no, però almeno ci avrei provato).
Ore 01:00. Il litigio continua a toni molto alti.

Lui: immediatamente te ne devi andare da casa mia.
Lei: apri il cancello che me ne vado pensi non abbia il coraggio.
Moglie di lui: ma finiamola che è tardi, domani mattina ne riparliamo con calma.

Allegra fissa il soffitto sospirando.
Ore 01:30. Il litigio continua.

Lei: stai facendo di tutto per andare in guerra, in pace non ci sai stare.
Lui: perché tu che stai facendo? Peggio peggio.

Buon sangue non mente. Si vede che sono fratelli.
Allegra accende la lucina, si siede in mezzo al letto e si prende le ginocchia tra le braccia.
Poi prende un foglio ed una penna e decide di scrivere la solita lettera che non spedirà mai.
Non sa neanche perché la scrive, ma non ci è dato sapere tutto.
Ore 02:00. Il litigio continua, ma Allegra non lo sente quasi più.
Scrive parole che forse non hanno senso, parole che leggerà solo lei e che respireranno il vuoto di un cassetto.
Poi si addormenta, non sa come.
Ore 06:45. Il sole filtra tra le persiane.
“ Ciao Maria.Tutto bene siamo arrivati proprio adesso”.
Allegra apre gli occhi e li richiude subito dopo.
Oh no! Sono arrivati gli altri vicini.
“Sì il viaggio è andato bene, solo che ho sempre questo mal di stomaco che non mi da pace”.
Ma che bisogno hai di urlare alle 7 mattina del primo di agosto???
Allegra si gira e si rigira.
“Sì ora ci sistemiamo…ma perché non venite a trovarci così chiacchieriamo un po’?”.
Allegra spalanca gli occhi e si alza dal letto.
Decide di infilarsi la sua tuta corta e anticipare di 12 ore la sua corsetta quotidiana.
Esce e si rifugia sulla spiaggia quasi deserta.
Corre, corre, corre. Guarda il mare e corre.
Non c’è il vecchietto che pesca tutte le sere e che le chiede sempre com’è andata la giornata.
Peccato, avrebbe avuto voglia di parlare con lui.
Corre, corre, corre. Poi si ferma.
Respira e butta via i cattivi pensieri.
Si siede poco più in là della riva e guarda il mare.
Da bambina voleva riuscire ad acchiappare quel luccichio, ma tutti le dicevano che era impossibile.
Ora lo guarda e lo ruba con gli occhi.
Poi abbassa lo sguardo e fissa la sabbia.
Il respiro le si ferma. Allunga la mano nella sabbia e solleva una stella marina.
Il ricordo di una promessa fatta a sé stessa che non ha più senso.
Perché trovarla proprio stamattina?
Chiude gli occhi e riprende a respirare.
Non ci è dato sapere tutto. Ci è dato “solo” di sperare. E di scegliere.
Tutta la nostra vita è costellata di scelte.
Qualcuno, prima di noi, decide con quale nome ci presenteremo alla vita e al mondo.
Da neonati scegliamo di attaccarci al seno della mamma per sopravvivere.
Da bambini scegliamo gli oggetti che più ci fanno divertire e giocare, e piangiamo, se non abbiamo proprio quelli.
A scuola scegliamo quale sia la nostra maestra preferita.
Nei momenti di gioco, scegliamo i compagni che più ci assomigliano per poter condividere ogni cosa.
Da ragazzi, scegliamo quale sia la confusione della mente e del cuore che più ci si addice.
A scuola scegliamo le nostre materie preferite, spesso scegliamo i compagni che più non ci assomigliano per poterci confrontare con la diversità.
Scegliamo di ascoltare i consigli degli adulti e poi di non seguirli.
Scegliamo di far parte di un gruppo anche se dentro di noi non ne siamo contenti, oppure scegliamo di rimanere noi stessi anche se abbiamo il mondo contro.
Scegliamo i vestiti che più s’intonano con il nostro aspetto, oppure scegliamo quelli che ci stanno orribilmente male ma che vanno di moda.
Scegliamo il profumo che più ci inebria, oppure quello che abbiamo visto tante volte in pubblicità.
Scegliamo la musica che più ci piace, oppure quella che ascoltano tutti i nostri amici.
Scegliamo i libri che ci aiutano a raccontarci e ad immaginarci il futuro, oppure quelli che sono sempre in vetrina e che lasciamo a metà.
Scegliamo la persona che più ci fa battere il cuore, oppure quella che è la sola che vorrebbe stare con noi, per non rimanere da soli.
Scegliamo la compagnia quando vogliamo non farci sentire e nasconderci.
Scegliamo la solitudine quando vogliamo urlare quello che siamo.
Scegliamo quale sia la nostra strada.
Da giovani, scegliamo di percorrerla.
Scegliamo di realizzare i sogni.
Scegliamo di continuare a studiare o lavorare.
Oppure scegliamo di perdere tempo.
Scegliamo le nostre passioni, oppure scegliamo di non riempire le ore vuote.
Scegliamo di cambiare il mondo, di lasciarlo così com’è o di rovinarlo.
Scegliamo d’impegnarci in qualcosa oppure lasciamo che tutto faccia il suo corso.
Scegliamo gli amici, quelli che riescono a farci vedere il mondo anche da un altro punto di vista.
Oppure scegliamo compagni complici, per paura di guardare oltre quello che siamo.
Scegliamo di vivere laddove siamo nati, oppure di cambiare città.
Scegliamo di credere in Dio oppure di non credere in niente.
Scegliamo di difendere i più deboli oppure di stare dalla parte dei più forti.
Scegliamo di guardare il cielo oppure di non alzare gli occhi da terra.
Scegliamo di voler bene a qualcuno oppure di chiuderci in noi stessi costruendoci assurde difese.
Scegliamo l’unica persona destinata a completare la nostra vita, oppure di rinunciare ad amare.
Scegliamo il coraggio, oppure la paura.
Scegliamo di rischiare, oppure scegliamo di arrenderci.
Scegliamo di illuderci per un gesto, una parola, un sorriso, oppure di guardare in faccia la realtà.
Scegliamo di non farci più del male, oppure scegliamo di mettere fine a ciò che ci distrugge.
Scegliamo di far finta di niente e continuare ad essere quelli di sempre, oppure scegliamo di mantenere le distanze.
Scegliamo di chiudere rapporti oppure di non volerli lasciare andare e tormentare giorno e notte chi ci ha detto “basta”.
Scegliamo di amare qualcuno che non ha bisogno di noi, perché non riusciamo a fare altro.
Scegliamo ciò che ci sembra giusto, oppure quello che è sbagliato ma che non ci fa tanto soffrire.
Scegliamo il tempo per riempire il tempo, oppure il vuoto per riempirlo di vuoto.
Scegliamo di vivere o di morire, o Qualcun altro lo sceglie per noi.
Scegliamo di dire che la vita è bella anche se difficile, oppure che la vita fa schifo perché siamo troppo egoisti.
Scegliamo di capire la sofferenza, oppure di scagliarci contro tutto e tutti perché “noi non la meritiamo”.
Scegliamo di credere nel destino e quando va storto, di mandarlo a quel paese.
Scegliamo di essere forti quando siamo deboli, oppure di essere deboli per trovare la forza.
Scegliamo di dire la verità, oppure di scriverla in una bugia.
Scegliamo di conservare i ricordi, oppure di dimenticare il passato.
Scegliamo di perdonare, oppure di provare rancore.
Scegliamo di sederci in prima fila, oppure di lasciare il posto a qualcun altro.
Scegliamo di amare il mare o la montagna, le rose bianche o le rose rosse, le fragole o le ciliegie, il cioccolato al latte o quello fondente.
Scegliamo di guidare la macchina o andare in bicicletta, di passeggiare per le strade o di affacciarci alla finestra.
Scegliamo di capire oppure fare finta di niente.
Scegliamo di domandare oppure di accontentarci delle prime risposte date.
Scegliamo di accendere la luce per vedere nel buio, oppure di abbassare le tende anche quando il sole è alto.
Scegliamo di volere tutto per goderci la vita, oppure di volere la vita per poter apprezzare tutto.
Da adulti, scegliamo di formare una famiglia oppure di vivere da soli.
Scegliamo di viaggiare da un capo all’altro del mondo, oppure di costruirci una stabilità.
Scegliamo il lavoro per cui siamo fatti, oppure quello che ci è capitato al momento.
Scegliamo di fare dei figli e di amarli per come sono, scegliamo di non farli per non riempirci la vita di altre responsabilità, oppure scegliamo di metterli al mondo per capire noi stessi.
Scegliamo di essere fedeli alla persona a cui abbiamo giurato amore eterno, oppure di far crollare le promesse.
Scegliamo di essere soddisfatti della nostra vita, oppure di rimpiangere ogni secondo passato.
Scegliamo di fermarci e ricominciare, oppure di lasciarci andare ed accettare quello che viene.
Scegliamo di tornare a casa stanchi ma felici, oppure stanchi con la voglia di chiuderci in camera da soli.
Scegliamo di passare le nostre serate davanti la TV, oppure di inventarci ogni momento insieme alle persone care.
Scegliamo di non dimenticarci degli amici, oppure di fare finta di essere soli.
Da anziani, scegliamo di fare i conti con il nostro passato oppure dimenticarci di quello che siamo stati.
Scegliamo quello che gli altri scelgono per noi, oppure quello che noi vogliamo.
Scegliamo di viziare i nipoti, oppure di non volerli vedere crescere.
Scegliamo di rimpiangere il tempo passato, oppure di inventarci il nuovo presente.
Scegliamo di continuare a credere in Dio, oppure di ribellarci perché non ci ha dato quello che volevamo.
Scegliamo di imparare a credere in Lui, oppure di continuare a credere che non ci sia niente oltre il mondo.
Scegliamo di lamentarci ogni secondo, oppure di reagire anche alle sofferenze più grandi.
Scegliamo di stringere fra le mani una stella marina, oppure di ributtarla in mare.
Il sole è ormai alto. Allegra si alza e decide di tornare a casa.
Guarda il mare e si ricorda di una favola scritta poco più di un mese fa.
La favola in cui una principessa salva il suo principe grazie ad una stella marina.
Respira e si morde il labbro.
Guarda la stella marina e la ributta in mare, più lontano che può.
Se la storia della nostra vita iniziasse sempre con un “c’era una volta…”, avremmo quasi sempre la certezza che qualcuno venga a salvarci.
Ma non sempre è così.
Siamo stati scelti per poter scegliere, ed ognuno sceglie la vita che più gli basta.
Allegra ricomincia a correre.
E’ ora di andare.

domenica 26 luglio 2009

Momenti di ordinaria...follia


Sabato sera. Ore 18:00. Allegra rinuncia al suo jogging serale per preparare un dolce.
E’ la prima volta che lo fa. Mamma Allegra, contenta, si meraviglia di questo suo gesto.
“ Mamma è giusto che io mi metta alla prova, voglio imparare a cucinare tutto e bene”.
Si sa, le mamme sono lungimiranti, e con una sola occhiata, capisce quale sia “il vero desiderio” della sua figliola.
Ma questa è un’altra storia.
Allegra decide di preparare il tiramisù, che non ha niente di difficile se non riuscire a formare un impasto “senza grumi”.
Savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, caffè, cacao, cioccolata fondente. Una pirofila, due ciotole, sbattitore, macchinetta del caffè.
“Vuoi che ti aiuti?” – dice mamma Allegra.
“No no…faccio io faccio io”.
Ore 18:20.
Mette la macchinetta del caffè sul fuoco e inizia a lavorare
Allegra monta i bianchi a neve e li mette in frigo. Lavora i rossi con lo zucchero facendo attenzione a non far formare grumi.
Toglie la macchinetta del caffè e ne versa il contenuto in una ciotola.
Poi aggiunge il mascarpone, lavora ancora l’impasto, aggiunge parte dei bianchi, fino a quando la sua creatura non raggiunge una consistenza bella soda. Cantando “Il cielo in una stanza”, bagna i savoiardi col caffè e li dispone in vari strati nella pirofila coprendoli con l’impasto, una spruzzata di cioccolato in polvere e una gratuggiata di cioccolato, fino ad esaurire tutti gli ingredienti.
Soddisfatta del lavoro chiede a sua madre di assaggiare un savoiardo bagnato di caffè riempito con tutto l’impasto.
Lo so lo so…non è il massimo…ma Allegra doveva sapere!!!
Cuore di mamma non può che dare l’Ok…ma fidatevi…mamma Allegra dà pane pane e vino al vino anche quando si tratta dei suoi figli.
Ore 19:45. Tiramisù in frigo, Allegra va a farsi una doccia e si veste.
Ore 20:30. La casa di Allegra si prepara a ricevere degli ospiti.
Niente di speciale, solo due coppie di zii che vogliono salutarla, le sue due cugine preferite, il cugino venuto da Mantova che se non fosse per il sangue l’avrebbe già sposata…e un’altra ospite da poco conosciuta.
Per la cena, mamma Allegra aiutata da Allegra ( non c’erano dubbi!), prepara piatti buonissimi che vengono gustati tra una chiacchierata e l’altra.
Ore 23:00. Arriva il momento del dolce.
Fratello Allegra tira fuori il tiramisù.
Questo bisogna finirlo prima di tutto perché l’ha fatto mia sorella…. E’ la prima volta, quindi ognuno deve dire se è davvero buono così vediamo se può diventare una donna perfetta”.
Allegra fa una smorfia a suo fratello mentre tutti gli altri si apprestano a riempirsi il piatto.
Non aspettano il turno di nessuno, ma iniziano a muovere la bocca ed a sorridere.
Buono. Bella di nipote brava. Anche se sono a dieta me ne prendo un’altra porzione. Hai capito brava.
Solo una persona resta in silenzio, ma la sua porzione di tiramisù finisce velocemente nel suo stomaco per allietarlo.
Allegra non le dice niente, ma continua a parlare con la sua cugina.
Mentre papà Allegra e zii Allegra si alzano per fumare, cugino Allegra esordisce:
“ Ma tu non hai detto niente, com’era il tiramisù?” – rivolgendosi all’ospite “muta”.
Cala il silenzio nel soggiorno, nemmeno stessimo aspettando il verdetto della prova del cuoco!
“ C’erano dei piccoli grumettini…uhm…” – risponde con nonchalance.
Fratello Allegra diventa tutto rosso (vorrei anche vedere!), mamma Allegra mi guarda, papà Allegra mi lancia un’occhiata come per dire: ma non ti preoccupare!, cugini Allegra si grattano una l’orecchio, l’altra la guancia, l’altro i capelli, e zii Allegra scuotono leggermente la testa.
Peccato mancasse all’appello cane Allegra. Nessuno avrebbe osato immaginare la sua azione.
Ore 23:30. Allegra si schiarisce la voce.
" Peccato non ne sia rimasto nemmeno un pò, altrimenti avrei cercato di eliminare 'i piccoli grumettini' con il cucchiaio...".
L’ospite sorride e abbassa gli occhi.
Allegra sorride e tiene alto lo sguardo.
“Signori si nasce” – diceva Totò.
Non so quanti ce ne siano di “signori” nel mondo, ma di sicuro nella lista non compare la mia ospite.
Perché a parte tutto, il mio tiramisù non era niente male.

giovedì 16 luglio 2009

Voce del verbo aspettare


C’erano una volta Attesa e Ritorno.
Una leggenda narra che le anime degli innamorati vivono nel firmamento in un unico spirito per poi separarsi alla nascita, aspettando d’incontrarsi nel cammino della vita per formare nuovamente un’anima sola.
Così accadde ad Attesa e Ritorno.
Attesa non era simpatica a molti, ma nonostante questo tutti l’avevano incontrata almeno una volta nella vita, essendo lei spesso presente soprattutto nei momenti importanti.
Ritorno, invece, era sempre accolto da tutti con benevolenza, sempre ammirato e corteggiato.
Le dimore di Attesa e Ritorno erano situate su due punti distanti perfettamente posizionati ai due estremi di una lunga strada.
Tutte le volte che Attesa cercava una scorciatoia per raggiungere la dimora di Ritorno, la strada sembrava allungarsi ancora di più.
Ogni notte Attesa accendeva una stella, per dare luce al suo cammino e per segnare le sue tappe.
Si amavano, l’uno non poteva esistere senza l’altro.
Si nutrivano a vicenda: Attesa viveva di Ritorno, Ritorno viveva di Attesa.
Prima di dividersi, Ritorno le chiese:
tu mi ami, vero?
Attesa lo guardò e non rispose.
Ritorno continuò:
te lo leggo negli occhi.
Allora Attesa disse:
se mi leggi questo, saprai anche che ogni stella che accendo per te ogni notte è la mia vita che metto nelle tue mani, che diventa più breve mano mano che ti avvicini.
Ritorno rispose:
è per questo che vivi ed io vivo, perché è solo quando ti guarderò di nuovo tu sarai mia e noi due saremo una cosa sola.
Giorno dopo giorno, nel corso degli anni Attesa passò le sue notti ad accendere le stelle, una diversa in ogni notte, finchè in una di queste, provata da sé stessa, decise che avrebbe abbassato lo sguardo e che sarebbe andata via.
Proprio in quel momento, nel buio della notte, si accese una stella che allungò le sue cinque punte fino a quando non si staccarono una ad una.
Attesa spalancò gli occhi e vide il nero della notte tingersi di cinque splendenti bagliori formando cinque parole: “ Attesa non andartene via. Ritorno.”