martedì 22 settembre 2009

Ricordati di non dimenticare...


Negli ospedali pediatrici i bambini non sono solo corpi da curare.
Sono anche anime e sorrisi da coccolare.
Non dimentichiamolo mai...e questo sabato, non dimentichiamo di uscire di casa, di raggiungere la piazza più vicina e di offrire il nostro contributo per sostenere l'ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale).
Non è pubblicità, ma solo un consiglio...perchè chi aiuta un bambino, aiuta un pezzo di cielo a salvare sè stesso.


domenica 20 settembre 2009

Scrivere...scrivere...scrivere...

"Tutte le persone che sono passate o passeranno nella nostra vita sono importanti per la nostra crescita, perché tutte indistintamente ci lasciano qualcosa.Non importa, se quello che raggiunge la nostra mente e il nostro cuore non è sempre di nostro gradimento, la cosa veramente importante, sarà tutto quanto noi riusciremo a trarre dal loro passaggio. Ogni loro parola, ogni loro gesto, tornerà utile per comprendere e imparare qualcosa di nuovo.Impariamo ad ascoltare, impariamo a guardare, impariamo a sentire e in ognuna di quelle persone, troveremo una parte di noi, una parte che forse non riteniamo nostra, ma che è lì ad insegnarci tutto quello che non vorremmo mai essere o diventare in futuro.Gli eventi, gli incontri e tutto quanto si muove intorno a noi non avviene mai a caso, c’è sempre una ragione, magari non facile da accettare, oppure troppo bella per non essere presa al volo, ma questo non cambia lo stato delle cose e lo scopriremo se impareremo a pensare alle ragioni che possono aver mosso tali evenienze.Per questo motivo voglio ringraziare tutte le persone che hanno avuto anche solo una piccola parte nella mia esistenza e dalle quali ho avuto l’opportunità di imparare molto."
Rossella Pirovano, “Ho chiesto perdono a mio figlio”


Sono sempre stata convinta che la vita non si scrive mai da soli, che le persone che incontriamo nel nostro cammino lasciano spesso un segno dal quale continuare ad andare avanti.
Ci pensavo proprio stamattina mentre preparavo un progetto per un seminario di scrittura espressiva autobiografica che terrò nei prossimi mesi con alcuni ragazzi.
E’ così che mi è venuta in mente l’idea di proporre anche a voi due esercizi che fanno parte del progetto, legati in particolare al ruolo che alcune persone importanti hanno avuto o hanno nella nostra vita.
Vi basta poco: quarantacinque minuti di tempo, una penna, un quadernino ( oppure dei fogli), un po’ di solitudine e voglia di scoprirsi dentro.


▪ Primo esercizio – RITRATTI ( di Chiara Ferroni)

Quante volte abbiamo conosciuto personaggi che sono rimasti nella nostra mente, o perché hanno fatto parte integrante della nostra vita, o perché in qualche modo hanno colpito i nostri occhi, il nostro cuore, il nostro immaginario… in questo esercizio si chiede ai partecipanti, in 25 minuti, di “ritrarre” tre personaggi incontrati durante il cammino della propria vita. Alcuni esempi di personaggi possono essere: mio padre, il negoziante sotto casa, il mio allenatore, il compagno di banco, il mio professore e così via… All’interno di questo ritratto, si dovrà cercare di far capire cosa ha lasciato nella vita di chi scrive quel personaggio.


▪ Secondo esercizio – SE TU SCRIVESSI A ME… ( di Carmen Garofalo)

Riprendendo le fila dell’esercizio precedente, si chiede di scegliere uno dei tre ritratti di persone significative della propria vita e di immaginare che questa persona scriva a noi una lettera.
Immedesimarsi in una persona che ha significativamente segnato la propria vita, vuol dire entrarvi in sintonia attraverso ciò che ci lega a lei.
Quando il rapporto tra due persone è vero ed autentico, anche nelle più sottili pieghe dei nostri giorni, è la verità di ciò che si pensa e di ciò che si è fatto che fa da cornice al legame.
Una lettera scritta a mano è il luogo in cui le emozioni, le sensazioni, i sentimenti prendono la forma di parole che nascono dal movimento della propria penna poggiata sul foglio.
E’ in questo movimento che si rendono vivi i ricordi e le speranze: cosa penso mi voglia scrivere quella persona che ha tanto significato per me e per la mia vita? Cosa penso che pensi di me? Cosa penso che speri per me? Cosa vorrei che mi scrivesse?
Durata: 20 minuti.


A volte basta poco per conoscersi un po’ meglio…basta poco per ritagliarsi un po’ di tempo nelle frenetiche giornate, e pensare profondamente a sè stessi e a ciò che circonda la propria vita.
Non dimentichiamo di che pasta siamo fatti.
Non siamo solo corpo che ha bisogno di respirare, lavorare e mangiare.
Siamo anche anima che ha bisogno di guardarsi dentro.

“Le mie trame divennero complicate, cominciavo
a scoprirmi.
Sono nato dalla scrittura.
Scrivendo esistevo”

Jean-Paul Sartre

SCRIVETE…SCRIVETE…SCRIVETE…

mercoledì 16 settembre 2009

Cara Carmen ti scrivo...


Quando facevi la ballerina e non riuscivi ad eseguire un passo, la tua insegnante te lo faceva fare e rifare fino allo sfinimento ripetendoti: non esiste il “non ci riesco”.
Nel corso della tua vita questa frase è diventata una sorta di monito, un faro che ti illumina ogni volta che senti dentro il pericolo del “non ce la farai mai”.
Oggi compi ventiquattro anni.
A volte senti di averne la metà, per tutte le volte che vivi “momenti di ordinaria follia”, altre invece, è come se ne sentissi addosso il doppio, per tutte le volte che vivi le “fatidiche giornate no”.
Se ti guardi indietro, riesci a vedere una bambina che è diventata una giovane donna attraverso un cammino di cui non cambierebbe neanche una strada, neanche un ciottolo incontrato per caso, neanche una direzione sbagliata, neanche un sentiero misteriosamente scoperto.
Tutto si è perfettamente composto, nella gioia e nel dolore, nel disegno che Qualcuno sta dipingendo insieme a te: Lui ti porge la tavolozza, tu scegli i colori.
In alcune circostanze, quando non sai dove bagnare il pennello, Gli chiedi dei consigli.
A volte ti appaiono incomprensibili e preferisci fare di testa tua, altre tenti di seguirli, anche grazie a chi hai incontrato nel tuo cammino.
Il regalo che fai a te stessa nel giorno del tuo ventiquattresimo compleanno è semplicemente un GRAZIE.
A Qualcuno che non si stanca mai di porgerti la tavolozza.
Alla tua famiglia, senza la quale non saresti quella che sei.
Ai tuoi amici, senza i quali saresti una donna a metà.
A chi hai incontrato, perduto, ritrovato e lasciato andare, senza i quali non sapresti guardare alla vita così come ora la guardi.
Alle passioni e agli ideali che ti hanno formato e fatto crescere più quanto credessi possibile.
“Non esiste il non ci riesco”…oggi lo sai più di ieri, perché hai imparato che i veri insegnamenti sono quelli che ti sorprendono nei momenti più impensabili della tua vita e che ti ricordano che è esistito un tempo in cui, in un’età e in un luogo diversi, hai cercato di forgiarli su te stessa.
Oggi sei abbastanza matura per non dimenticartene…quindi, non cercare scuse per ripetere a te stessa che non ce la farai mai.
Buon compleanno Carmen.

lunedì 14 settembre 2009

Cosa rimane?


Amica Allegra: che mi racconti?


Allegra: a parte che in questo periodo ho quasi sempre "un gomitolo di lana" aggrovigliato nello stomaco...tutto bene!


Amica Allegra: Come mai?


Allegra: consciamente non lo so...inconsciamente forse sì...quindi in teoria lo so.


Amica Allegra: la speranza va al di là dell'inconscio...purtoppo o per fortuna?


Allegra: caspita che frase!


Amica Allegra: La Eloisa fa questo effetto!


Allegra: E' tua, sua o di chi?


Amica Allegra: Catia production!


"La speranza va oltre l'inconscio...purtroppo o per fortuna?"


Cosa c'è oltre la non consapevolezza di quello che sentiamo e speriamo?


Cosa c'è oltre la non consapevolezza di quello che ci aspettiamo, da noi stessi e dagli altri?


Forse la speranza è la misura perfetta di ciò che è necessario alla nostra vita.
Se ciò che è necessario alla nostra vita è ciò di cui non possiamo fare meno per vivere, allora la speranza sta a noi stessi come noi stessi stiamo alla nostra vita.


E se Shakespeare scriveva che "Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni", io scriverei che "noi siamo fatti della stessa sostanza della speranza".

Perchè se manca la speranza, in tutto e per tutto, mi dite cosa rimane?


Riflettete..riflettete...



sabato 12 settembre 2009

I bambini: sempre e comunque


“C’era una volta un bambino. Aveva nove anni.
Si chiamava Matteo.
Viveva con i suoi genitori e due sorelle più grandi.
Quel giorno, chiuso in quella stanza grigia, attorniato da tante persone, non voleva parlare.
L’aveva fatto già troppe volte, proprio in quella stanza.
Nessuno gli aveva creduto.
E quel giorno, con il suo silenzio, regalava la conferma a chi la pretendeva.
Era tutto falso, si era inventato tutto.
Quel signore non aveva la camicia gialla.
Quel signore non era in quel giardino, ma a casa con la sua famiglia.
Quel signore non conosceva Matteo.
Non l’aveva mai visto.
“Matteo si è inventato tutto…è un bambino.
E un bambino, spesso, diventa una cosa sola con la fantasia.
Un bambino immagina e non distingue cosa sia la realtà dalla fantasia.
Magari ha visto un film in televisione, oppure ha sentito qualcosa.
Ma non è successo realmente”.
Con queste parole si concluse l’udienza.
Matteo aveva nove anni.
Nessuno gli aveva creduto.”



I bambini possiamo incontrarli dappertutto: camminando per le strade, entrando in un autobus, correndo in un parco, affacciandoci ad una finestra, facendo la fila ad un supermercato.
E’ strano come “tutti noi, o quasi,” quando vediamo un bambino cambiamo viso.
Li guardiamo e sorridiamo.
E spesso loro ricambiano il nostro sorriso.
C’è una cosa però che, nella mia piccola vita, non sono riuscita ancora a capire.
“Tutti o quasi” siamo dalla parte dei bambini e “quasi” sempre.
I bambini sono indifesi, i bambini hanno bisogno di cure, i bambini sono sorprendenti, i bambini sono vivaci, i bambini allietano il mondo, i bambini fanno sorridere.
Tutto vero.
Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi essere dalla parte dei bambini?
Cosa significhi metterli al primo posto e donare loro la giusta importanza?
Quasi mai.
Il perché va cercato nell’adultocentrismo, di cui siamo consapevoli ed inconsapevoli al tempo stesso:perché facciamo fatica a credere ai bambini, perché “i bambini sono una cosa sola con la fantasia”, perché i bambini inventano tutto, perché i bambini a tre, cinque, dieci anni sono “capaci” di inventarsi dettagli e ricordi, e invece “non sono capaci” di dire la verità.
Siamo sicuri di tutto questo?
Io no.

"Un bambino cieco mi chiese come era fatto il sole ed io glielo spiegai, poi mi chiese come era fatto il mare ed io glielo spiegai, poi mi chiese come era fatto il mondo ed io chiudendo gli occhi e piangendo...glielo INVENTAI!"
Jim Morrison
Di bambini come Matteo ne esistono, purtroppo, tanti.
Di adulti che affermano che i “bambini s’inventano tutto”, ne esistono troppi.
Di persone che s’impegnano per proteggerli, difenderli ed essere “con verità” realmente dalla loro parte…sì, ce ne sono.
Il venti novembre del 2009 si festeggia la giornata mondiale del fanciullo.
In questa occasione il Movimento per l’Infanzia organizza nelle sedi di tutta Italia una giornata per presentare progetti, conoscenze e ricerche scientifiche per la creazione di un futuro a misura di bambino, non solo a misura di adulto.
L’infanzia è la risorsa più preziosa che abbiamo e sono i bambini i portatori di tutti quei valori che dovrebbero essere a fondamento di ogni società: bambini lo siamo stati, bambini lo siamo ancora.
Questa pagina di diario è un po’ diversa dalle altre.
Oggi vi invito ad una riflessione profonda, non solo su queste mie parole, ma su tutto quello che succede nel mondo intero, nei più nascosti ed impensabili angoli della nostra quotidianità.
Non solo sui fatti eclatanti che tanto attirano la nostra attenzione come se vivessimo nel grande fratello tutti i giorni, ma su quelle “guerre invisibili” che si consumano ai danni di un bambino.
Prima, con una violenza, in un posto qualsiasi.
Poi, con un’altra violenza, in un’aula di tribunale.
Infine, con l’ennesima violenza, nella vita di tutti i giorni.

"Un bambino cieco mi chiese come era fatto il sole ed io glielo spiegai, poi mi chiese come era fatto il mare ed io glielo spiegai, poi mi chiese come era fatto il mondo ed io chiudendo gli occhi e SORRIDENDO...glielo RACCONTAI!"
Sarà possibile, un giorno, raccontare a tutti i bambini della terra che il mondo che vorrebbero non c’è bisogno d’inventarlo… perché esiste già?
Riflettete…e se potete, partecipate alla giornata del 20 novembre nella vostra città.
E’ solo un passo, ma è già qualcosa.



sabato 5 settembre 2009

Quale sarà il tuo posto?



Non c’è un momento preciso in cui ti rendi conto di dover cambiare.
Spesso vivi frammenti di vita che ti offrono l’opportunità di guardare al mondo per scoprire quale sarà il tuo posto.
E guardando al mondo, ti ritrovi a spogliare contemporaneamente te stessa.
Capita così quando si fa un trasloco.
Sembra banale, ma non lo è.
Scatole su scatole, valigie su valigie, pacchi su pacchi.
Ricordi su ricordi.
Ogni oggetto rimanda ad un momento.
Ogni jeans ad una lezione all’università.
Ogni maglia ad un esame superato.
Ogni abito ad una serata indimenticabile.
Ogni pigiama ad una nottata passata a chiacchierare con un’amica.
Tutto finisce dentro una scatola, ed è così che quel cartone profuma di ricordi.
Un trasloco impone sempre una riflessione: sul tuo passato, sul tuo presente e sul futuro che stai cercando di costruire.
Se quelle scatole, ieri, profumavano di ricordi, oggi ne riscopri un nuovo odore.
Che sa di promessa.
Ti mancherà quel posto, inutile scuotere la testa.
Ti mancheranno quei volti, quelle voci, quei sorrisi e quegli sguardi a volte accigliati.
Ti mancheranno persino i rumori cha avevi imparato a prevedere.
Ti mancheranno le chiacchiere, le risate e il rumore di una chiave che gira nella toppa.
Ti mancheranno tutti quei cinque anni.
Il trasloco è terminato.
“Questa la butto via?” – una voce risuona fuori dalla porta.
E’ rimasta l’ultima scatola.
Vuota, ma piena di ricordi e di promesse.
Come il tuo cuore.
“No…quella la conservo”.
E sorridi, anche se nessuno sa il perché.
Potrebbe essere ingombrante, potrebbe darti fastidio, potrebbe non servirti.
Ma decidi di conservarla.
Chiudi la porta e respiri a fondo.

“ Quale sarà il mio posto?
Lo so, non mi farai fare brutta figura,
non mi farai sentire creatura che non serve a niente,
perché Tu sei fatto così:
quando ti serve una pietra per la tua costruzione,
prendi il primo ciottolo che incontri,
lo guardi con infinita tenerezza,
e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno.
Cosa farai di questo ciottolo che sono io?
Se mi metti sotto un pavimento
che nessuno vede ma che sostiene lo splendore di uno zaffiro,
o in cima ad una cupola
che tutti vedono e ne restano abbagliati,
ha poca importanza.
Importante è trovarmi ogni giorno là
dove Tu mi metti,
senza ritardi.”
Car.A.Ballestrero

La scatola è al buio di un armadio.
Ma il tuo cuore è colmo di ricordi, di ringraziamenti e di promesse.
Non importa che tu sia lontana, non importa che si perda la quotidianità, non importa che dovrai ricominciare.
Questa è la vita che hai scelto.
E sai quale sarà il tuo posto: nella promessa di quella che sei.
Grazie a Qualcuno che sta scrivendo insieme a te le pagine della tua vita e grazie a chi ti ha dato la possibilità di essere quella che sei.
E’ stato un anno pieno di distacchi, fisici e psicologici, distacchi che ti hanno dato, ancora una volta, la possibilità di fermarti e poi di reagire.
Il tuo amico Igor della finestra di fronte, dice che il nuovo anno non inizia a gennaio, ma a settembre.
Sei d’accordo con lui.
E sei d’accordo anche con chi crede che la storia della vita non si scrive mai da soli.
Oggi lo sai più di ieri.
Perché l’odore di quella scatola è sempre con te, per ricordarti che se sei quella che sei, è anche grazie a tutte quelle persone che conservi sempre nel cuore e che per te sono un segno dell'amore di Dio.
Ed è quello il tuo posto migliore.
Un posto che non si vede e che non ha bisogno nè di mobili nè di scatole.
Ma solo di te e di loro.
Buon inizio anno…

domenica 30 agosto 2009

C'è una risposta alla paura?


Il post del 24 agosto ha suscitato molti commenti interessanti, che a loro volta hanno provocato domande interessanti.


E' bello quando non ci si accontenta delle risposte, quando si vuole scavare in profondità e non accontentarsi della superficie.


In particolare, nell'ultima parte dei commenti, c'è stato un dialogo tra un Anonimo e Allegra che è rimasto senza risposta.


Anonimo: Come si può fare quando si ha paura?

Allegra: Cercare di non vedere l'altro sempre come un nemico...e rischiare.La paura non è mai più grande di noi...

Anonimo: E come si cerca di non vedere l'altro come un nemico?Come si fa capire che la paura non è più grande di noi?

Allegra: A questa domanda nessuno può rispondere se non ognuno nella situazione in cui vive.Non c'è un "saper fare" universale...c'è solo la volontà, in quel momento, di voler legarsi a qualcuno.Costi quel che costi.Sta a noi.


Anonimo: Non mi basta come risposta...


Allegra in questi giorni è parecchio indaffarata, nel suo cervello e nella sua vita...le date una mano a rispondere all'anonimo lettore?