domenica 25 ottobre 2009

Repetita "non" iuvant


Di solito quando sogno, il mattino dopo scrivo ciò che ho sognato su un piccolo quaderno verde.
Sono anni ormai che lo faccio.
Stanotte ho fatto un sogno particolare. Non ve lo racconto, ma vi racconto la riflessione che ne è venuta fuori anche alla luce di quanto succede, spesso, nelle nostre vite.
Esiste un meccanismo chiamato “coazione a ripetere”.
Il buon vecchio Freud nel 1920, descrive un meccanismo inconscio di ripetizione delle stesse esperienze vissute, anche quando queste si mostrano ai nostri occhi in veste diversa, con altri personaggi e in altri contesti.
Per dirla in breve, una persona che in un momento della sua vita si trova a vivere una situazione in cui deve scegliere come comportarsi, a cui deve trovare una soluzione, si comporta esattamente ed inconsapevolmente nello stesso modo in cui si è sempre comportata.
Alla base di tutto, sta il principio secondo il quale una persona cerca di risolvere un compito irrisolto che affonda le sue radici nel passato, mettendo in atto ripetutamente le stesse azioni per superarlo, nel momento in cui si trova di fronte a situazioni simili, non rendendosi conto che mettendo in atto le stesse azioni porta la stessa situazione allo stesso “tragico finale”.
Quante volte ci è successo di dire: ma capitano tutte a me? Ma perché io incontro sempre le stesse persone? Ma perché si comportano con me sempre allo stesso modo? Ma perché?
Ora…non credo che l’essere umano sia uno stupido che si va a cacciare sempre nelle solite situazioni accompagnandole sempre verso la solita fine.
Il cervellotico Sigmund non ha mai smesso di sottolineare come l’uomo abbia una terribile paura di ciò che non conosce e di come si “accontenti” di crogiolarsi e di tenersi stretto quello che conosce, anche se doloroso.
Perché è ciò che non conosciamo che ci fa più paura.
Il buio ci fa più paura della luce.
E forse..."non sono loro che si comportano sempre allo stesso modo con me"...sono io che inconsapevolmente ricreo sempre le stesse situazioni.
Parecchi anni fa ricevetti in regalo un libro. Spesso mi capita di sottolineare le frasi più significative, un po’ per fissarle nel mio cuore e nel mio cervello e un po’ per ricordare quali libri letti mi siano rimasti davvero dentro.

“Un guerriero della luce sa che alcuni momenti si ripetono. Spesso si ritrova di fronte a problemi che ha già affrontato. Allora si sente incapace di progredire nella vita, giacchè i momenti difficili si sono ripresentati.
‘Questo l’ho già passato’-si lamenta con il suo cuore.
‘E’ vero, lo hai vissuto’- risponde il cuore – ‘ma non l’hai mai superato’.
Il guerriero allora comprende che il ripetersi dell’esperienza ha un’unica finalità: insegnargli quello che non vuole apprendere.”

Manuale del guerriero della luce – Paulo Coelho

Lo hai vissuto, ma non lo hai mai superato.
Penso che la verità stia tutta qui.
E penso che ognuno di noi ogni tanto dovrebbe fermarsi a riflettere.
Non è una questione psicologica in termini tecnici…ma esistenziale in termini quotidiani.
Ogni giorno, ogni persona che incontriamo nella nostra vita, ogni nostra azione…non passano.
Ma restano…anche se “
passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,31).
Non dovremmo pensare solo al domani, perché è l’oggi che lo lega.
Non permettiamo che la ripetizione dei nostri errori lo rovini.
Per noi e per chi ci sta accanto.
Qualcuno, da lassù, vuole solo la nostra felicità, che nasce da una sana verità, non da una verità scritta dentro ad una bugia.

Lo hai vissuto, ma non l’hai superato.

Credici. Almeno una volta.

lunedì 19 ottobre 2009

Le bugie che la paura racconta alla verità...


“Ho 60 anni, sono sposata da 32 anni, ho tre figli grandi, tutti sistemati.
Mio marito lavora tutto il giorno, ha sempre lavorato.
Io invece sono sempre stata in casa, a prendermi cura della famiglia.
Ora che passo gran parte delle mie giornate da sola, sento che manca qualcosa.
Ma è troppo tardi per inventarmi
la vita.”

“Ho 19 anni. Ho passato quattro anni della mia vita con un ragazzo.
Poi lui mi ha lasciato per un’altra.
Vorrei ricominciare ad uscire con gli amici, che in questi anni ho abbandonato.
Vorrei ricominciare a fare sport, visto che non avevo mai tempo perché c’era sempre lui a riempirmi le giornate.
Vorrei innamorarmi di nuovo, ma non esiste uno come lui.”

“Ho 30 anni. Mi sono innamorato una volta sola nella vita.
E’ stato parecchio tempo fa.
Ho sofferto molto. L’amore mi ha ferito come io, allora, ho ferito la mia vita.
Non voglio più amare, ma solo voler bene indistintamente a chi circonda la mia esistenza.”

“Ho 23 anni. Faccio una facoltà che non mi piace.
Non l’ho scelta io. Mio padre l’ha fatto per me.
Studio controvoglia. Vivo la vita così come viene.
Volevo studiare lettere, ma lotto ogni giorno con l’economia.
Ormai è andata così”.

“E’ troppo tardi per inventarmi la vita”.
“Non esiste uno come lui”.
“Non voglio più amare”.
“Ormai è andata così”.

Le bugie che raccontiamo a noi stessi sono quelle che difficilmente si svelano.
Sono quelle che noi scambiamo per verità.
E le raccontiamo, a noi stessi e agli altri, fermamente convinti di essere nel vero.
E non ci accorgiamo di essere in una prigione che fingiamo di chiamare libertà.
Ma forse…"non è troppo tardi”.
Forse…"esiste uno diverso da lui in grado di starmi accanto”.
Forse…"voglio e posso ancora amare qualcuno”.
Forse…"può andare in modo diverso”.

LA VERITA' VI FARA' LIBERI (Gv 8,32)

Raccontiamocela più spesso…

mercoledì 14 ottobre 2009

Vietato l'accesso!


Durante un incontro del mio seminario di scrittura espressiva, ho chiesto ai ragazzi di strappare un foglio dal loro quaderno(sì ho sottolineato proprio “strappare” tanto da lasciare il segno) , di scrivere su quel foglio il passo di un libro, il verso di una poesia, il pezzo di un testo di una canzone in grado di descrivere al meglio loro stessi e poi di riporre il foglio piegato in una scatola.
Poi io pescavo ad uno ad uno un foglio e lo leggevo al gruppo, dal quale ogni volta nasceva una discussione sul senso e sul significato di ogni passo o verso.
Alcune parole mi sono rimaste particolarmente impresse, tanto che, tornata a casa, le ho riscritte e rilette.
Oggi le conosco senza bisogno di leggerle, come le parole di una poesia imparata da piccola.
Chissà da quanto tempo il cuore di tante persone ne ha memoria.
Memoria di vita vissuta. Non di letture ripetute.
Un ragazzo o una ragazza scrisse:

Ho coltivato nel mio spirito un giardino di rose, l’ho nascosto dentro una scorza dura. Fuori ho messo un cartello con scritto: vietato l’ingresso ai cattivi”.
Giovanni Allevi

Quel foglio strappato divenne metafora di un’anima strappata.
Dopo la lettura nessuno parlò. Aspettai, ma poi quel silenzio impose il coraggio, da parte mia, di guardarli negli occhi e di domandare e domandarmi, cosa possa spingere a coltivare un giardino di rose, a nasconderlo dentro ad una scorza dura e a vietare l’ingresso ai cattivi.
La paura.
La non voglia di soffrire.
La certezza incerta di vivere coccolati dalla “scorza dura”.
Capita a tutti, credo, di nascondersi.
Capita a tutti, credo, di avere paura.
Capita a tutti, credo, di vietare l’ingresso ai cattivi.
Chi sono i cattivi?
Non sono forse coloro di cui abbiamo paura?
Non sono forse coloro che assomigliano a chi ci ha fatto male?
Non sono forse coloro che hanno a loro volta paura e che con la loro paura ci fanno male?
Uno strappo rimane.
Perché abbiamo bisogno di ricordare per poter elaborare e poi magari dimenticare.
La scatola è piena di versi, di passi di libri e di pezzi di canzoni.
In ogni strappo c’è una vita che si riconosce, uno sguardo che si perde, un sorriso che non si dimentica.
Un’anima che non si arrende, anche se nasconde le sue rose in una scorza dura.
Ma quella rosa c’è…ed è stata anche coltivata.
E forse un giorno, quello spirito riuscirà a sentirne l’odore.
Un profumo così buono, che saprà diffondersi anche oltre il cartello “vietato l’accesso”.

Perché vietiamo l’accesso?
Di cosa avremmo bisogno per non farlo?

mercoledì 7 ottobre 2009

Una lettera speciale...


"Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi in casa per vestirti e sistemarti, sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti un momento e dirmi “Ciao!”, però eri troppo occupato.
Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori e di canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi,però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti accingevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno, ma tu eri troppo occupato per dirmi qualcosa.
AI tuo rientro ho visto la stanchezza sul tuo volto ed ho pensato di rinfrescarti un poco facendo cadere una lieve pioggia, perchè questa la portasse via; il mio era un dono, ma tu ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome.Desideravo tanto che tu mi parlassi...c’era ancora tanto tempo, ho pensato.
Dopo hai acceso il televisore, ti ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la TV, hai cenato e ti sei immerso nel tuo mondo, ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me.
Ho notato che eri stanco ed ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho fatto scendere il sole e al suo posto ho disteso una coperta di stelle ed al centro di questo ho acceso una candela: era uno spettacolo bellissimo, ma tu non ti sei accorto di nulla.
AI momento di dormire, dopo aver augurato la buona notte alla tua famiglia, ti sei coricato e quasi immediatamente ti sei addormentato.
Nemmeno ti sei accorto che io sono sempre con te.
Bene, ti sei svegliato ed ancora una volta io sono qui che aspetto, senza nient’altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ del tuo tempo.
Buona giornata..."

Ricordiamocene ogni tanto...

lunedì 5 ottobre 2009

Tu amale se vuoi...le emozioni


Oggi mentre facevo le pulizie di casa mi è capitato di ascoltare una canzone alla radio.
Non la sentivo da parecchio tempo…ma è bastato percepire le prime note per fermarmi.

“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi…ritrovarsi a volare.”

Chissà quante volte ci è capitato di seguire con gli occhi un airone o un gabbiano o una rondine o una nuvola…e provare un’emozione.

“Scoprire dove il sole va a dormire.”

Per poi magari rendersi conto di aver rubato quel sole per conservarlo.
E poi tirarlo fuori e giocarci a nascondino, come se fosse un bambino.
E accettare in silenzio la sua compagnia. E sorridere.
E provare un’emozione.

“Non fa rumore.”

Immaginate di trovarvi di fronte ad un’enorme libreria, una di quelle con tanti scaffali, e di avere accanto a voi uno scatolone pieno zeppo di libri.
Per ognuno di loro dovete trovare un posto nella libreria.
Cominciate a riporli, uno ad uno.
La libreria è grande, ma non vi accorgete che non tutti i libri, una volta rimessi a posto, sono visibili.
Alcuni sono capitati dietro.
Alcuni non si vedono.
Di alcuni non ricorderete il titolo né l’autore.
Di alcuni non ricorderete neanche l’esistenza.

“Come la neve non fa rumore”.

Le emozioni che non fanno rumore sono quelle che nascondi nelle pieghe più offuscate dell’anima.
Quelle che riponi dietro alle altre, quelle di cui non ricordi l’origine né il tocco che le ha provocate.
E non sai neanche il perché.
E pensi di averle dimenticate, ma…come quei libri in fondo allo scaffale, sono lì.
Basta solo rispolverarle.

“E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa.”

Rispolverare le emozioni, riviverle ed inventarle.
Complicarle, semplificarle, colorarle, spezzarle e legarle, nominarle, scriverle e disegnarle.
Respirarle e soffocarle.
Ascoltarle e accarezzarle.
Donare loro un volto, uno sguardo, un tocco.
Un respiro.
Una vita.



“Tu chiamale se vuoi…emozioni”.

In un video rivisto poco tempo fa, Roberto Benigni, nel decantare la Divina Commedia, non faceva altro che ripetere “ abbiamo bisogno di essere educati alle emozioni”.
Ce lo siamo mai chiesti?
Ci siamo mai chiesti il perché, spesso, facciamo fatica a tirarle fuori?
Ci siamo mai chiesti il perché, spesso, crediamo di averle dimenticate per sempre?
Ci siamo mai chiesti il perché, spesso, le nascondiamo e fermamente assicuriamo a noi stessi e a chi ci sta di fronte un presente tranquillo?
Ci siamo mai chiesti il perché, spesso, non cerchiamo le emozioni?
Forse aveva ragione Benigni…abbiamo bisogno di essere educati alle emozioni.
Abbiamo bisogno di saperle distinguere, di saperle ricordare, di non saperle distruggere. Di saperle riporre al posto giusto.
Di saperle rispolverare.
Di saperle donare.
Di sapere di averne bisogno.

E di saperle amare.

Senza averne paura.

“Tu chiamale se vuoi…emozioni”.

Già…almeno proviamoci.


sabato 3 ottobre 2009

Qual è il tuo tempo migliore?


Il tempo migliore è ascoltare il silenzio di un mattino.

Il tempo migliore è scrivere su una foglia una frase che leggerà solo il vento.

Il tempo migliore è non smettere di ascoltarsi.

Il tempo migliore è guardare la luna da una finestra e sapere che non sei la sola a farlo.

Il tempo migliore è capire che esiste un tempo che ora non può appartenerti.

Il tempo migliore è chiudere la porta della tua stanza e non sentirti sola anche se hai scelto la solitudine.

Il tempo migliore è toccare una lacrima con un dito e guardarla sparire nella tua anima.

Il tempo migliore è camminare con le mani in tasca lungo strade silenziose e non dimenticare il perchè sei lì.

Il tempo migliore è confidarsi con Qualcuno che ti conosce più di te stessa.

Il tempo migliore è non lasciare che il tempo migliore perda polvere nella sua clessidra.

Il tempo migliore è capire che esiste un tempo per tutto.


"Per ogni cosa c'è il suo momento. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e uno per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare i sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttare via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare."

(Quoèlet 3,1-8).


Il tempo migliore è tornare a casa e continuare a guardare il cielo.

Perchè solo chi continua a guardare il cielo, non smette di cercare e trovare il suo tempo migliore.
E voi? Lo cercate il vostro tempo migliore?
Riflettete...Riflettete...



lunedì 28 settembre 2009

Ci riscriviamo presto...


Allegra ha deciso di “staccare la spina” per un po’. Del suo computer e non solo.
Parte per alcuni giorni...mi raccomando voi fate i bravi e come sempre:riflettete!


“La solitudine è il più straordinario mezzo per entrare in intimità con noi stessi. E, paradossalmente, la solitudine è anche il miglior mezzo per imparare a comunicare. Solo conoscendomi, cioè conoscendo la mia interiorità, posso parlare all'interiorità dell'altro.”

Susanna Tamaro, “Cara Mathilda”. Rizzoli