lunedì 4 gennaio 2010

Vi avevo detto "ciao..."

Le notti insonni assomigliano a lunghi viaggi in cui con la testa appoggiata ad un cuscino e gli occhi aperti, fai la spia ad un mondo mezzo addormentato.
Non ci sono finestrini, né colline, non ci sono alberi né montagne innevate.
Non c’è neanche il rumore delle rotaie di un treno.
Anzi, non c’è alcun rumore se non quello del tuo respiro.
Ma non dormi, perché sei tu che fai troppo rumore dentro di te.
E allora accendi la luce, anche se sai che non ti serve a niente, ti alzi, anche se non sai dove andare e poi ti siedi alla scrivania.
Scrivi, perché non sai fare altro per rimettere a posto i pensieri. Sai che funziona, non fai altro che ripeterlo agli altri.
Così ci riprovi anche tu, per l’ennesima volta.
Scrivi, e poi strappi il foglio, perché forse hai bisogno di sentire altro rumore.
Sono le 3:28.
Dovresti dormire.
E invece ti ritrovi a pensare alle persone più importanti della tua vita, immaginandole sognare nei loro letti.
Ti ritrovi a immaginare i volti dei ragazzi che fra un po’ avrai davanti agli occhi.
Ti ritrovi ad avere davanti agli occhi i mesi che ti aspettano, dove dovrai dimostrare quello che sei e quello che hai imparato in cinque anni.
Le novità fanno sempre paura, ma è come se avessero dentro una nuova vita che nasce.
Una larva sta per evolvere nella sua crisalide, perché ogni uomo non nasce solo da donna, ma abbraccia una nuova luce nelle infinite prove della vita.
E allora buon anno a tutti…la vostra Allegra è tornata.
Quella di sempre, con una nuova luce in più.

P.S.: ve l'avevo detto che non era un addio!



mercoledì 23 dicembre 2009

B U O N N A T A L E !

Caro Gesù,
la Tua nascita ha scritto la pagina più bella della nostra storia.
A volte la sfogliamo senza leggerla, altre la maltrattiamo con spudorate orecchie, altre ancora facciamo finta che non esista…e passiamo oltre.
Capitolo dopo capitolo, inventiamo episodi, personaggi, trame, intrighi: specchi dei giorni della nostra vita, nella cui quotidianità, spesso, manchi Tu.
Proprio Tu, che “ci hai nascosto all’ombra del tuo abbraccio”, continui ad essere una presenza spesso ingombrante, persino nelle aule di una scuola.
La libertà dell’uomo si ostina a sottrarsi a questo abbraccio, e ogni Tuo segno, dal principio alla fine, sembra ricadere nel vuoto: il Tuo pianto in una mangiatoia e il Tuo urlo sulla croce.
E’ vero, fatichiamo ad ascoltare persino i pianti e le urla, e spesso i nostri dialoghi diventano monologhi, perché ciascuno è convinto di essere il solo custode della verità, e l’altro è solo il personaggio ultimo della storia, quello di cui si può benissimo fare a meno.
E poi ci lamentiamo della solitudine, dell’egoismo, della mancanza di fraternità.
Il presepe è pieno, Gesù: ci sono pastori, angeli, pecorelle, il cielo blu e il fiume con il ruscello.
C’è persino un gallo che canta.
E poi un uomo, una donna, un bambino.
La terra ne è piena, e spesso ci accorgiamo di loro solo quando vengono sbattuti sulle prime pagine dei giornali: un uomo che si toglie la vita anche se dicono fosse una persona “normale”, una donna che viene maltrattata e violentata, un bambino che viene abusato e neanche creduto…perché tanto i bambini s’inventano tutto.
Gianni Rodari scriveva che “c’è posto per tutti in quella casa, dove la pace scalda più del sole”, eppure non sappiamo ritrovare la strada o non sappiamo riconoscerTi mentre passeggi insieme a noi.
Quella pagina è spesso dimenticata Gesù, forse anche scarabocchiata di nuovi ideali e miti che non riescono a sopravvivere senza avere una loro copia nascosta da qualche parte.
Forse persino tra le orecchie della Tua pagina.
Non Ti chiedo niente, caro Gesù, è tempo che ciascuno di noi impari a non limitarsi a chiedere ad un bambino, ma a saperlo ascoltare.
Per questo Natale voglio ascoltarTi.
Ascoltare il Tuo pianto e il Tuo urlo, ascoltare la quotidianità del mattino di un nuovo giorno e della stanchezza della sera, ascoltare chi abbiamo solo sentito, ascoltare le confidenze di un amico senza giudicarlo, ascoltare la risposta di un rifiuto senza fare del male, ascoltare chi ci dice di stare bene quando invece è solo una bugia, ascoltare chi dimentichiamo di ricordare.
Ascoltare noi stessi, senza chiuderci nelle nostre verità.
E allora BUON NATALE soprattutto a Te, bambino.
Perché tutti i bambini del mondo abbiano sempre e solo braccia che sappiano proteggerli ed accarezzarli, come Tua madre al freddo di una mangiatoia, ma soprattutto, in questa pagina della nostra storia piena di rimandi e di cancellature, mani capaci di scrivere le troppe verità nascoste ed orecchie in grado di ascoltarli, senza dimenticarsi di guardarli negli occhi.
BUON NATALE Liam, un bambino speciale, buon Natale perchè tu possa essere ascoltato, perchè tu possa essere capito ed amato, perchè tu possa sorridere come un bambino della tua età dovrebbe fare.
E BUON NATALE anche a te che leggi queste mie parole, perchè tu possa sempre essere capace di ascoltare, soprattutto te stesso.

UN A L L E G R O N A T A L E DA A L L E G RA

venerdì 6 novembre 2009

Non vi dico "addio" ma "ciao"...

Così come tutto ha un inizio, tutto ha una fine.
Prendo a prestito una frase che scrisse una ragazza di 14 anni raccontando un’esperienza difficile: “non ti dico addio, ma ciao”.
E’ quello che scrivo qui, a tutti voi, uno ad uno. Unito ad un grazie particolare.
Allegra ha deciso di lasciare il suo “Canto delle sirene”, perché ne ha bisogno.
Sono stati tre anni intensi, che mi hanno arricchito profondamente, che mi hanno fatto amare un mondo che pur essendo virtuale, ha regalato a queste pagine un so che di reale che riusciva a far nascere sempre nuovi spunti e nuove idee.
Vi dico grazie uno ad uno: Federico, Caterina, Cavaliere Oscuro, Allegro, SerenoPocoNuvoloso, Lorenza, 1Sorriso, Don Mario, Chiara, Giacomo, L. C. e P., tutti gli anonimi e tutti quelli che hanno letto le mie pagine in silenzio senza commentare.
E se ho dimenticato qualcuno, chiedo perdono.
Allegra giovedì 12 novembre si laurea. Sarà un giorno importante che le aprirà l’inizio di una scelta di vita.
Ma non chiude il blog per questo.
Alessandro Baricco scriveva:
“Accadono cose nella vita che sono come domande. Il tempo passa e poi la vita risponde.”
Beh…è vero.
Non cancello il blog, ma lo lascio aperto, per dare la possibilità di leggere a chiunque si trovi a passare, e a voi, se volete, di rileggere ciò di cui avrete bisogno nei momenti della vostra vita.
Questo post non ha commenti, ma è solo il mio saluto a tutti voi.
Allegra vi dice “ciao” non “addio”, sperando di avervi regalato un po’ di sé e un po’ del suo amore verso ciò a cui tiene di più: Dio, i bambini, la scrittura, l’essere sé stessi, l’amore.
E chissà, forse un giorno ritornerà a scrivere su queste pagine.
Ma non sarà troppo vicino.
Un ciao allegro ad ognuno di voi…e ad uno ad uno vi dico GRAZIE per aver dato voce al mio canto.

lunedì 2 novembre 2009

"Anche io ero una spiga che cresceva nei campi"


Cara Alda,
non eri tu quella che diceva: non sono felice della mia morte, ma me ne dovrò andare (Cara Federica)?
Sì, eri proprio tu.
La stessa di cui m’innamorai in un giorno di inverno quando, insieme a mia madre, uscii per fare compere.
Lei voleva comprarmi una maglietta nuova…ma io volevo un libro.
E’ sempre stato così: ho sempre preferito un libro ad un vestito nuovo.
Così quel giorno comprai “Clinica dell’abbandono”, innamorandomi perdutamente della tua poesia.
In tanti versi mi riconoscevo, tanti versi ho amato e altrettanti ho odiato.
Ma c’era sempre qualcosa in quelle pagine che riusciva a trasmettermi voglia, disperazione, tormento, amore infinito.
Sì…amore infinito impregnato di dolore. Quel dolore anch’esso amato, perché figlio dello stesso amore.
“Sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida” (La volpe e il sipario) – , un modo per esorcizzare il dolore, la presenza\assenza di un bisogno, il contatto con i propri sentimenti quasi sempre in guerra tra di loro.
Spesso ciò che muove una mano su un foglio bianco, è l’assoluto bisogno di condividere un dolore, di guardarlo in faccia e di rivestirlo di parole.
Così diventa un dolore cambiato, un dolore condiviso, un dolore descritto e ripetuto, un dolore compreso e forse, assolto.
C’è un passo, scritto da te, che ricordo di aver segnato su un foglio appeso alla parete della mia vecchia stanza “Il potere dei poeti è molto esiguo: un foglio bianco, molta solitudine, qualche strappo al cuore, e una guerra o due”.
Non ricordo quando lo scrissi né quando lo cancellai, ma vi rimase il tempo necessario per scriverlo nel cuore e non dimenticarlo più.
Ho cercato d’insegnare a dei ragazzi che scrivere può far bene, non so se loro lo hanno imparato, ma io spero di poterlo fare ancora.
Con le tue poesie, tu mi hai insegnato quanto scrivere possa riuscire ad esorcizzare il dolore, senza dimenticarlo… e ti ringrazio per questo.
Grazie soprattutto per aver scritto che “le più belle poesie si scrivono davanti ad un altare vuoto”(La terra santa), perché possiamo sempre ricordare che scrivere permette anche di descrivere un vuoto che dobbiamo essere in grado di riempire a partire da noi stessi e che le parole più belle nascono quasi sempre da quel dolore che impariamo ad amare e che poi ci fa crescere e diventare “grandi” pur rimanendo piccoli.
Come te..."una spiga che cresceva nei campi".

domenica 1 novembre 2009

Tutto qua?






Ieri sera Allegra ha ascoltato, più che parlato.
La chiacchierata di ieri sera le ha fatto venire in mente una scena di un bel film.

"Tutto qua?" - lei.

"Abbi una felicità delirante...o almeno non respingerla." - lui.

"Va bene, vedrò di fare il possibile"- lei.

"Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione...qualcuno senza cui non vivi.Io ti dico: buttati a capofitto, ascolta il tuo cuore...io non sento il tuo cuore. Perchè la verità è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, bhe...equivale a non vivere.Ma devi tentare, perchè se non hai tentato non hai vissuto" - lui.

"D'accordo. Dimmelo di nuovo, stavolta in breve..." - lei.

"Non respingere"- lui.
Vi presento Joe Black

Vi invito a riflettere sulla vostra "felicità delirante". Che cos'è?

venerdì 30 ottobre 2009

Se è necessario...è necessario!


"Qualcosa in me sta traslocando - sì, non so spiegarlo in altro modo, ho la strampalata sensazione che un modulo interno vada a prendere il posto di un altro. Non vi capita mai? Si tratta di avvertire riorganizzazioni interiori di cui non riuscireste affatto a descrivere la natura, è una cosa mentale e spaziale allo stesso tempo, come un trasloco."


M.Barbery, L'eleganza del riccio - Edizioni e\0 (pag.167)


Allegra deve NECESSARIAMENTE mettere in ordine. Pensate bene se conviene farlo anche a voi...

domenica 25 ottobre 2009

Repetita "non" iuvant


Di solito quando sogno, il mattino dopo scrivo ciò che ho sognato su un piccolo quaderno verde.
Sono anni ormai che lo faccio.
Stanotte ho fatto un sogno particolare. Non ve lo racconto, ma vi racconto la riflessione che ne è venuta fuori anche alla luce di quanto succede, spesso, nelle nostre vite.
Esiste un meccanismo chiamato “coazione a ripetere”.
Il buon vecchio Freud nel 1920, descrive un meccanismo inconscio di ripetizione delle stesse esperienze vissute, anche quando queste si mostrano ai nostri occhi in veste diversa, con altri personaggi e in altri contesti.
Per dirla in breve, una persona che in un momento della sua vita si trova a vivere una situazione in cui deve scegliere come comportarsi, a cui deve trovare una soluzione, si comporta esattamente ed inconsapevolmente nello stesso modo in cui si è sempre comportata.
Alla base di tutto, sta il principio secondo il quale una persona cerca di risolvere un compito irrisolto che affonda le sue radici nel passato, mettendo in atto ripetutamente le stesse azioni per superarlo, nel momento in cui si trova di fronte a situazioni simili, non rendendosi conto che mettendo in atto le stesse azioni porta la stessa situazione allo stesso “tragico finale”.
Quante volte ci è successo di dire: ma capitano tutte a me? Ma perché io incontro sempre le stesse persone? Ma perché si comportano con me sempre allo stesso modo? Ma perché?
Ora…non credo che l’essere umano sia uno stupido che si va a cacciare sempre nelle solite situazioni accompagnandole sempre verso la solita fine.
Il cervellotico Sigmund non ha mai smesso di sottolineare come l’uomo abbia una terribile paura di ciò che non conosce e di come si “accontenti” di crogiolarsi e di tenersi stretto quello che conosce, anche se doloroso.
Perché è ciò che non conosciamo che ci fa più paura.
Il buio ci fa più paura della luce.
E forse..."non sono loro che si comportano sempre allo stesso modo con me"...sono io che inconsapevolmente ricreo sempre le stesse situazioni.
Parecchi anni fa ricevetti in regalo un libro. Spesso mi capita di sottolineare le frasi più significative, un po’ per fissarle nel mio cuore e nel mio cervello e un po’ per ricordare quali libri letti mi siano rimasti davvero dentro.

“Un guerriero della luce sa che alcuni momenti si ripetono. Spesso si ritrova di fronte a problemi che ha già affrontato. Allora si sente incapace di progredire nella vita, giacchè i momenti difficili si sono ripresentati.
‘Questo l’ho già passato’-si lamenta con il suo cuore.
‘E’ vero, lo hai vissuto’- risponde il cuore – ‘ma non l’hai mai superato’.
Il guerriero allora comprende che il ripetersi dell’esperienza ha un’unica finalità: insegnargli quello che non vuole apprendere.”

Manuale del guerriero della luce – Paulo Coelho

Lo hai vissuto, ma non lo hai mai superato.
Penso che la verità stia tutta qui.
E penso che ognuno di noi ogni tanto dovrebbe fermarsi a riflettere.
Non è una questione psicologica in termini tecnici…ma esistenziale in termini quotidiani.
Ogni giorno, ogni persona che incontriamo nella nostra vita, ogni nostra azione…non passano.
Ma restano…anche se “
passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,31).
Non dovremmo pensare solo al domani, perché è l’oggi che lo lega.
Non permettiamo che la ripetizione dei nostri errori lo rovini.
Per noi e per chi ci sta accanto.
Qualcuno, da lassù, vuole solo la nostra felicità, che nasce da una sana verità, non da una verità scritta dentro ad una bugia.

Lo hai vissuto, ma non l’hai superato.

Credici. Almeno una volta.