sabato 12 giugno 2010

Pensierino del fine settimana...


"Le cose spaiate si devono appaiare. Le cose rotte si devono aggiustare. E quelle che fanno soffrire si devono curare. Si fa così. Io questo lo so."


Sotto cieli noncuranti, Benedetta Cibrario


Credo che ognuno di noi nella propria vita si sia trovato faccia a faccia con le cose spaiate, rotte o che fanno soffrire.

"Si fa così. Io questo lo so". Ciò che conta è riuscire davvero a farlo, un giorno.

E soprattutto, riuscire a rimettere insieme i cocci...magari in un'altra forma e colore.

P.S: consiglio questo romanzo.

domenica 6 giugno 2010

Sogno di un sogno di un'intera vita


Spesso nella vita, come su una pagina bianca, non si sa dove iniziare.


Poi d'improvviso, qualcosa s'incastra nel posto giusto.


Un pensiero, un momento vissuto, un oggetto ritrovato, una fotografia nascosta, un giorno segnato sul calendario.


E ti accorgi che anche nel tuo disordine avevi trovato il posto migliore.


Stamattina mi sono svegliata con una canzone in mente e mi sono ritrovata a ripetere questa frase per tutto il resto della mattinata: e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa.


Senza accorgermene, mi sono ritrovata faccia a faccia con i sogni, anche quelli più difficili da realizzare.


Ho ripensato a tutte le persone che ho incontrato nella mia piccola vita: quelle che ce l'hanno fatta e quelle che hanno mollato prima di iniziare o nel bel mezzo dei loro progetti di vita.


Che si tratti di professione, di arte, di amore, di vita insieme...sono sempre sogni.


E la differenza non sta nel contenuto, ma nel come li prendiamo per mano.


Sperando possa nascere un giorno una rosa rossa.


Mi sono chiesta quale sia la mia rosa rossa, su quale terra vorrei farla nascere e con quanto amore e dedizione vorrei farla crescere.


E così l'ho trovata in quello che faccio ogni giorno della mia vita, non permettendo a niente e a nessuno di strapparla da quel pezzo di terra.


Forse non crescerà abbastanza, forse le sue spine non permetteranno di prendermene cura perchè faranno troppo male o forse non verrà mai il tempo per sentirne il profumo e rimanerne affascinati.


Ma voglio ricoprirla di terra, quella piantina. E voglio sperare di poter vedere nascere una rosa rossa.


Costi quel che costi.


Salinas scriveva: non respingere i sogni...perchè sono sogni.


Aveva ragione, e sta a noi dar loro una direzione, credendoci e facendo di tutto per vederli realizzati.


Questo post non è un post come tutti gli altri. E' diverso perchè ha in sè una promessa dedicata ad ognuno di noi.


Non so dove voi siate: nella vostra stanza, all'università, a casa di un amico, in viaggio su un treno.


Dovunque voi siate, stringete tra le mani i vostri i sogni e non lasciateli andare.


Date loro una direzione, smussateli, circoscriveteli per farli aderire alla realtà.


E realizzate il progetto della vostra vita, perchè ci vuole più coraggio a perderli che a fare di tutto per realizzarli.


Non sarà facile, ma questa non è una scusa per voltarci dall'altra parte.


E poi...la nostra metafora non è mica un fiore innocuo: una rosa rossa è piena di spine.


Basta saperla prendere nel modo giusto, anche se ci si fa male.




"Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni" - William Shakespeare

giovedì 27 maggio 2010

Nei versi sta scritta la vita...



La poesia è stata la mia compagna di sempre. Quella che mi spiava, soprattutto nei momenti di solitudine.
I versi t'impongono di comprendere l'essenziale, e di scovarlo nelle tue giornate e nella tua vita.
Ho scelto solo sei poeti, i miei preferiti, uno diverso dall'altro: S.Agostino, che della sua poesia ha fatto una preghiera per la vita e per l'amore; Khalil Gibran, il maestro dei miei vent'anni; Nazim Hikmet, il profeta dell'anima; Emily Dickinson, i solitari versi della sera; Rainer Maria Rilke, l'essenziale visibile nei versi. Ed infine Pedro Salinas, colui che non ha mai scritto una poesia che non sia degna di questo nome e nei cui versi vive il miracolo dell'amore mai vissuto.



1)
"Se mi ami, non piangere.
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io ora vedo e sento in questi orizzonti senza fine e in questa luce che tutto investe e penetra,non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall'incanto di Dio
che le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto.
Mi è rimasto l'affetto per te: una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto allora era così fugace e limitato.
Ora l'amore che mi stringe profondamente a te, è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nell'esaltante e serena attesa del tuo arrivo,
tu pensami così.
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa dove non esiste la morte.
Non piangere più, se mi ami."

Le confessioni, S.Agostino

2)

"E una donna che reggeva un bambino, disse: "parlaci dei figli".

E lui rispose: i vostri figli non sono figli vostri, ma sono figli e figlie della fame che la vita ha di sè stessa.

Essi vengono attraverso di voi ma non da voi, e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri: essi hanno i loro pensieri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, perchè le loro anime albergano nella casa del domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere come loro, ma non farli simili a voi, perchè la vita non indietreggia nè s'attarda nel passato.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli
sono scoccati innanzi come frecce.
L'arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza le mani, affinchè le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'arciere, poichè come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco"

Il profeta, Khalil Gibran



3)

"Il più bello dei mari è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.

E quello che vorrei dirti di più bello, non te l'ho ancora detto".

Poesie d'amore, Nazim Hikmet




4)
"Se leggo un libro e mi sento gelare in tutto il corpo,
tanto che neppure il futuro può riscaldarmi,allora so che quella è poesia".

Complete poems, Emily Dickinson



5)
"Le foglie cadono,
cadono come da lungi
come se giardini lontani avvizzissero nei cieli; cadono con gesto di rifiuto.
E nelle notti cade la terra pesante da tutte le stelle nella solitudine.
Noi tutti cadiamo, questa mano cade.
E guarda gli altri: è così in tutti.
Eppure c'è uno che senza fine e dolcemente,
tiene tutto questo cadere nelle Sue mani."

Autunno, Rainer Maria Rilke

6)
"Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo, prima ti guardavo,
ti cercavo tutto, ti desideravo intero.
Oggi non chiedo più, nè alle mani, nè agli occhi, alcuna prova.
Di starmi accanto, ti chiedevo prima. Sì vicino a me.
E mi accontentavo di sentire che le tue mani mi davno le tue mani,
che ai miei occhi assicuravno presenza.
Quello che ti chiedo adesso è di più, molto di più che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicino a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando la sua vita alla candela.
Come la luce è quieta, fissa e immobile
fungendo da centro che non vacilla mai
al tremulo colpo di fiamma che trema.
Come è la stella, presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto, sereno del lago.
Quello che ti chiedo è solo che tu sia anima della mia anima,
sangue del mio sangue dentro le vene, che tu stia in me
come il cuore mio che mai vedrò
nè toccherò e i cui battiti
non si stancano mai di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro, il segreto profondo del mio essere,
che solo mi vedrà la terra,
però che in vita è solo quello che s'incarica di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno, di dolore e di gioia
misteriosamente
senza che ci siano occhi in grado di vederlo.
Quello che ti chiedo è che la corporea passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza, nè fuga, nè mancanza:
ma che sia per me possessione totale,
dell'anima lontana, eterna presenza".

La voce a te dovuta (Eterna Presenza),Pedro Salinas


Questi sono i versi che vorrei ricordare a memoria per il resto della mia vita: la preghiera di S.Agostino di una persona cara che non c'è più, l'insegnamento di Gibran per non dimenticare che un figlio è un dono e non un possesso, l'amore eterno e sempre possibile di Hikmet, la poesia come sensazione unica e irripetibile della Dickinson, la speranza concreta di Rilke e l'amore disperato e presente nella sua assenza del grande Salinas.

E tu, quali versi vorresti sempre ricordare a memoria?

































domenica 16 maggio 2010

Pensierino della sera...


"Era il mio nord, il mio sud, il mio est, il mio ovest.

La mia settimana di lavoro e il mio giorno di festa.

Il mio pomeriggio, la mia sera, le mie parole, il mio canto.

Sbagliai a pensare eterno questo amore.

Ora so quanto.

Le stelle non servono più: spegnetele una ad una.

Smontate il sole ed imballate la luna,

strappate le selve e scolate tutto il mare.

Niente potrà più tornare."


Funeral Blues, W.H. Auden


P.S.: uno dei poeti migliori di tutti i tempi.

martedì 11 maggio 2010

Leggere, prego.

Nella mia vita non sono abituata a lasciare spazio a persone poco corrette.
Ma qui, temo sia indispensabile farlo.
Ho cancellato due commenti rigorosamente anonimi al post precedente, semplicemente perchè sono stati volgari, inadeguati, offensivi e fuori tema: quattro caratteristiche che non si addicono nè alla mia persona nè a questo blog.
Altri commenti a precedenti post, seppur pungenti, li ho lasciati e controbattuti perchè ho ritenuto fossero pertinenti, seppur a volte, al di sopra di ogni mancanza di rispetto.
Chi ha scritto quei commenti da spazzatura, è pregato vivamente, nel caso volesse ripetersi nella propria performance al di là di ogni ragionevole rispetto per la sottoscritta e per altre persone, di evitare di battere le dita sulla tastiera, perchè i commenti verrebbero da me automaticamente cancellati.
Il rispetto per tutti, seppur in un mondo virtuale, è ciò che più esigo qui dentro.
Chi non è in grado di saperlo portare, è meglio che non clicchi sul tasto "lascia un commento qui".
"Signori si nasce" - diceva qualcuno. Ricordiamocelo più spesso.
Questo post non richiede commenti, è solo un'informazione per utenti anonimi poco corretti.

giovedì 6 maggio 2010

Che libro sono?


C'è un posto dove io mi sento a casa, in cui il tempo può fermarsi e dimenticarsi di me.


Una libreria è il luogo dove le vite, reali o fantastiche, diventano storie da raccontare.


Quante volte un libro ha saputo raccontare al meglio i nostri vissuti e le nostre sensazioni di un momento?


E quante volte abbiamo detto o fatto qualcosa con un libro tanto da sentirlo particolarmente nostro?


A me è capitato spesso, tanto da condurmi ad associare ad ogni libro un'età della vita e di uno stato d'animo.


"Tu che libro sei?" - non è uno di quei test smaniosi di un famoso social network, dove la propria identità diventa il banale risultato di una somma di domande, spesso banali anch'esse.


La nostra identità è molto di più di una semplice somma: è la nostra storia, che spesso associamo ad una canzone che ascoltiamo, di una poesia, ad un quadro che colora a pennello il nostro vissuto.


E ancor più spesso, almeno per quanto mi riguarda, ad un libro.


Vorrei che i libri parlassero con le loro stesse parole, raccontando la nostra storia.




"Il conte di Montecristo" di Alexander Dumas, fu la rivelazione di quanto il cuore di un uomo possa esser ferito dalla mente malvagia di altri uomini: "fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta l'umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare."


"Cime tempestose" di Emily Bronte, fu il mio classico per eccellenza, letto a diciassette anni: "e così lui non saprà mai quanto io lo ami. Non so di cosa siano fatte le anime, ma la mia e quella di Heathcliff sono simili".


"Le parole che non ti ho detto" di Nicholas Sparks, fu il libro che mi fece innamorare di questo scrittore che non ho più lasciato e che tuttora rimane per me il migliore: " 'a cosa pensi' - le chiese Garrett - 'a come è bello il silenzio con te' - rispose".


"La ragazza con l'orecchino di perla " di Tracy Chevalier, fu il libro del mio ultimo anno di liceo: "i punti d'ombra non hanno meno importanza della luce".


"Và dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro, fu il libro che mi raccontò l'amore nel senso più profondo del termine: "e quando davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, tu siediti e aspetta. Respira e aspetta ancora. Poi, quando ti parla, alzati e vai dove ti porta lui".


"Qualcuno con cui correre" di David Grossman fu il libro che mi parlò di quanto i ragazzi abbiano dentro al cuore così tanto da dare che spesso neanche ce ne accorgiamo:"oggi sei quasi bella. E quello fu il più bel complimento della sua vita. Perchè con quel quasi, lui intendeva che lo era veramente"


"Che tu sia per me il coltello" di David Grossman, fu quello che mi fece capire di quanto l'amore, anche quello più crudele, abbia sempre bisogno della verità: "come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità, per dirla finalmente, la verità. Voglio che tu sia per me il coltello. E anch'io lo sarò per te. Un coltello affilato ma misericordioso."


"Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij, fu il libro che delicatamente mi alzò il mento per darmi la possibilità di guardare le stelle:"Dio mio, un minuto intero di beatitudine. E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?"


"Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne, fu quello che mi fece piangere e ringraziare Dio di non aver vissuto in un altro tempo: " poi la stanza cadde nell'oscurità e, nonostante la confusione che seguì, Bruno si accorse di stringere ancora la mano di Shmuel. Niente al mondo lo avrebbe persuaso a lasciarla".


"L'eleganza del riccio" di Muriel Burbery, fu il libro essenziale che mi tenne inchiodata sulle sue pagine fino a tarda notte: "nei momenti supremi la verità deve pur venire a galla. Tutti noi quando non abbiamo più vie d'uscita, dobbiamo affrontare il destino in cui siamo imprigionati, e all'epilogo essere quello che siamo sempre stati nel profondo, qualunque fosse l'illusione in cui ci siamo voluti cullare".


"Lettera di una sconosciuta" di Stefan Zweig, fu quello che mi aiutò a capire che non è poi così sbagliato amare, ma la persona giusta: "permettimi, amore mio, di raccontarti tutto, tutto dal principio, ti prego, non stancarti di dovermi ascoltare per un quarto d'ora, di ascoltare chi per una vita intera non si è mai stancata di amarti".


"Acciaio" di Silvia Avallone, fu il libro che mi ricordò di quanto l'amicizia valga molto di più di qualsiasi altro sentimento attraverso le pagine di una nuova e bravissima scrittrice: "Alessio rise. Risero insieme, abbracciati e stanchi, alla luce della lampadina che pendeva dal soffitto e dell'alba che stava sorgendo. In quel momento, da dietro lo spigolo della porta, apparve Anna. Non disse niente. Rimase lì, pulita e scalza. Li guardava, non vista, come un piccolo angelo in pigiama estivo. Nel suo alfabeto, quella era una cosa molto bella. La sua mamma con il viso nell'incavo tra il collo e la spalla di suo fratello, era forse la cosa più bella. Quella per cui valeva la pena, nella vita, non barare."


"Il quaderno azzurro" di James Levine, che mi ricorda ogni giorno, di quanto i bambini siano la parte migliore di ogni cosa: "mi chiamo Batuk. Ho 15 anni e sto in un nido di Common Street a Mumbai. Sono qui da sei anni e ho avuto in dono la bellezza e una matita. Non so bene perchè scrivo, ma fremo al pensiero che sia per poter un giorno guardarmi indietro e leggere che mi sono sciolta nel mio stesso inchiostro, per annullarmi e diventare sua".


La lista sarebbe ancora lunga, ma ora tocca a voi: scegliete dalla vostra libreria un libro che ha particolarmente toccato la vostra vita e scrivete una frase dello stesso, così da poter ricordare e ridire ancora...ma io, che libro sono?

lunedì 3 maggio 2010

La mia vita sulle punte...

Nostalgia significa letteralmente "dolore del ritorno".

Ma se Allegra ripensa alla danza, le viene voglia solo di dire "grazie" a chi le ha permesso di salire su quelle punte per dodici lunghi anni.

In queste sere le è venuta voglia di accoccolarsi nei ricordi...soprattutto in quelli più lontani.

E per una volta, vuole rendere questo blog un pò diverso dal solito.

Niente riflessioni o letture: ma solo una botta di ricordi di nove anni fa con il mio "passo d'addio".

Perchè la danza, è stato uno dei regali più belli che la vita mi ha fatto.