Non c'è bisogno di riflettere...
"Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente dal labbro nostro la voce; poi pieno di gioia riparte conoscendo più cose." (Odissea, libro XII, vv.186-188)
martedì 13 luglio 2010
domenica 11 luglio 2010
Pensierino della sera...

venerdì 9 luglio 2010
E se...

E proprio quando questa vita sta per diventare una gonna troppa corta, ti accorgi che quella gonna, in realtà, non l'avevi mai vista bene addosso a te.
Buon fine settimana dalla vostra Allegra!
martedì 6 luglio 2010
Uomini che...

Riva di Chieri (Torino): ha ucciso le donne della sua vita, la sua ex compagna che lo aveva lasciato poche settimane prima e un'altra sua ex. Poi si è tolto la vita.
Ostia: i carabinieri arrestano un 37enne mentre sta per entrare di nascosto nell'appartamento della sua ex fidanzata dopo una serie di atti persecutori e minacce.
Palermo: un uomo perde la testa per una collega di lavoro e comincia a perseguitarla con chiamate, sms, appostamenti, inseguimenti, molestie, minacce.
Caserta: sedicenne si getta dalla finestra per scampare ad una violenza sessuale.
Il termine "stalking" deriva da to stalk che significa: cacciare in appostamento.
Dal febbraio del 2009 il reato di stalking è perseguibile penalmente fino a quattro anni e può arrivare all'ergastolo nel caso subentri la morte della vittima. Questo secondo la legge, poi la realtà spesso è diversa, purtroppo.
In ogni caso, la cronaca non ci propone una visione positiva dell'uomo perchè l'uomo stesso, il più delle volte, dimentica di essere uomo rimanendo solo e soltanto "maschio".
Proprio lui, il primo essere umano nato dalla mente di Dio e fatto di terra per esserle il più possibile fedele, colui dal quale la donna è venuta fuori per "riparare" alla solitudine di essere unico...oggi non fa altro che ricrearsi questa stessa solitudine.
Ma non c'è più il paradiso terrestre.
Durante una festa, Allegra si trova a scambiare due parole con un collega e due suoi amici appena conosciuti. E' lì che, tra un discorso serio e una battuta, salta fuori la "famosa" (per loro) regola del compasso. So che vi starete chiedendo cosa sia, l'ho fatto anch'io mentre bevevo la mia aranciata (Allegra non beve alcolici) e lanciavo loro uno sguardo interrogativo. Bene, suddetta regola afferma che, su un'ipotetica cartina, bisogna puntare l'ago del compasso sulla propria abitazione e poi estendere l'altra asse e porre la punta ad una circonferenza più ampia possibile. Ebbene, lì, proprio lì, deve abitare la tua donna. Il più distante possibile.
Inutile cercare conforto negli altri due ometti. Meglio cambiare discorso.
Stamattina (di buon mattino) mentre Allegra aspetta il bussino che l'avrebbe portata nel posto dove trascorre la maggior parte delle sue giornate, arriva una macchina nera, tutta tirata a lucido. Si ferma e al suo interno scorge un giovanotto che sembra appena uscito da un provino per Hollywood. Gira lo specchietto prima a destra e poi a sinistra, infine lo blocca. Si guarda, si sposta leggermente i capelli, si controlla il collo della camicia rigorosamente alzato anche se siamo a 34 gradi (eh bè...noblesse oblige!), si muove leggermente tanto per ricordare a se stesso di essere vivo e attende, mentre accende la radio ad alto volume.
Anche Allegra attende, e dato che il bussino non arriva, inizia a fantasticare sul probabile incontro del tipetto: arriva una gran bella ragazza, magari è il loro primo appuntamento, lui la porta da qualche parte, tipo al mare e passano una bella giornata in cui si danno il loro primo bacio ed inizia una gran bella storia d'amore. Il tipo scende dalla macchina, prende il cellulare e chiama. Che dolce, sollecita lei che si fa attendere. Inutile dire che Allegra spera che il suo bussino arrivi dopo la venuta della fantomatica ragazza: una romantica come lei non può perdersi simile incontro.
Ebbene...dopo circa due minuti, alla lucente macchina nera accosta un'altra macchina tirata a lucido. Immaginerete sicuramente che al suo interno si trovi la nostra bella ragazza che, per una questione di pari opportunità, è arrivata anche lei con il suo macchinone.
Eh no! La suddetta presenza è una presenza maschile, che scambia due chiacchiere con il nostro tipo dal colletto alzato e che poi insieme, ognuno nella propria macchina, parcheggiano all'interno di un edificio nel quale si svolgono una serie di conferenze.
Ebbene...nessun appuntamento con una lei, nessuna dolce chiamata, nessuna voglia di essere al meglio...per lei. Ma solo per un incontro di lavoro.
E allora...dalla cronaca più cruenta, alle risate di una festa e ad un semplice episodio cittadino, i contorni cambiano ma il soggetto rimane lo stesso: l'uomo.
E' questo il prototipo dell'uomo di oggi?
Dobbiamo aver paura di lasciarlo sennò poi ci perseguita. Dobbiamo farci accompagnare di sera perchè "di questi tempi" girare sole al buio non è consigliabile (a volte anche di giorno). Dobbiamo fare in modo di abitare il più lontano possibile dal nostro fidanzato perchè sennò gli affolliamo l'esistenza. E dobbiamo accettare che lui preferisca il suo lavoro a noi. E che anzi, non abbia proprio tempo e voglia per pensare ad altro.
E' questo il prototipo dell'uomo di oggi? Forte quando deve fare del male ad una donna e fragile quando deve amarla?
Oppure...
Cari uomini, facciamoci delle domande...
venerdì 2 luglio 2010
Una poesia anche per te...

martedì 29 giugno 2010
Allegra consiglia...
Un'adolescenza irrequieta e crudele in Via Stalingrado, a Piombino.
L'amicizia di due ragazzine, Anna e Francesca...e l'amore, che incombe con prepotenza nelle loro vite e in tutto quello che le circonda.
Anche nell'acciaio, testimone privilegiato dell'intera vicenda.
Quanto è difficile crescere se tra le mura di casa vedi e percepisci solo botte e dolore?
E se proprio chi ti dovrebbe guidare alla vita, non riesce nemmeno a tornare a casa alla sera e guardarti negli occhi, cos'è che ti spinge a guardare avanti?
Per fortuna c'è lei...anche se qualcosa, un giorno, sembra incrinarsi per sempre e distruggere quell'amicizia tanto superba quanto delicata.
Ma i sentimenti autentici non muoiono mai. E come l'acciaio, anche se fanno male quando ti cadono addosso, sono forti e indistruttibili.
Ma c'è di più. Questo è anche e soprattutto un romanzo sociale che ti fa sentire addosso il sudore del lavoro duro e massacrante, e che ti fa respirare un tempo che non è per niente passato.
Perchè gli operai esistono ancora.
Giovedì primo luglio verrà assegnato il premio Strega, il più ambito premio letterario italiano.
Tra i cinque finalisti, c'è proprio Acciaio, il romanzo d'esordio di una bravissima Silvia Avallone, già vincitore del Premio Campiello Opera Prima.
Facciamo il tifo per questo romanzo. E leggiamolo.
p.s.: nel video, in un solo minuto, il booktrailer.
lunedì 28 giugno 2010
Specchio, specchio delle mie brame...

E' lo stesso perverso gioco.
Sei sempre tu allo specchio. Quello della tua casa come quello della tua vita.
Solo che a volte è così difficile uscire allo scoperto che ogni scusa è buona per rimanere immobili a rimuginare e a vivisezionare ogni imperfezione della propria esistenza.
E se non si è così come si vorrebbe essere, se non si fa quello che si vorrebbe fare, se non si ha quello che si vorrebbe avere, tutto si concentra su quell'assenza, su quella mancanza, su quel vuoto.
Come un brufolo sulla pelle bianchissima che ieri sera non c'era e stamattina sembra imbruttirti tutto il viso.
E fai una smorfia, diventando ancora più brutto.
Ognuno di noi porta almeno una smorfia sulla propria vita, simbolo di un'insoddisfazione che forse è inevitabile raggiungere e superare per riappropriarci di noi stessi e affrontare nuove prove, proprio quando credevamo di aver appena superato la più importante.
Devi uscire da quella porta, anche se lo specchio ti rimanda un'immagine di te che non ti piace, perchè tu sai che non sei così.
Ma c'è bisogno che tu ti metta in gioco. Di nuovo. Perchè non è mai finita.
Perchè quel brufolo c'è ma non ti ha coperto tutto il viso e perchè puoi sempre farlo morire per poi guarire.
Basta dargli il tempo che serve, senza barare.
Qual è il confine tra una speranza e un'illusione?
La vita stessa ci dona una risposta.
Se copro quel brufolo con tutte le creme che posso usare, lo nascondo alla perfezione.
Io so che c'è, ma gli altri non lo vedono.
Spesso è necessario farlo per proteggersi da se stessi e dagli altri, per darci una possibilità quando le circostanze della vita non lo permettono, per far parte del mondo anche quando ci sentiamo tagliati fuori.
"Nessuno è felice senza un'illusione", perchè a volte abbiamo proprio bisogno di queste per uscire fuori, anche quando non ce ne accorgiamo.
E soprattutto, quando siamo più deboli.
Ma se invece aspetto che quel piccolo puntino da rosa si trasformi in bianco e poi piano piano muoia, riesco ad avere la speranza di togliermi la smorfia sul viso perchè quel brufolo non c'è più per davvero.
Ma devo aspettare che muoia. E in quell'attesa, essere capace di uscire allo scoperto anche con quel punto sul viso.
Aspettando di guarire.
"Si muore un pò per poter vivere".
E' per questo che abbiamo bisogno della speranza.
Il confine tra un'illusione e una speranza sta nell'avere il coraggio di accettarsi e di accettare ciò che ci è concesso di vivere, aspettando di guarire.
Da un momento di vita che dobbiamo attraversare.
Da una persona che non possiamo cambiare.
Da un amore che non è come lo vogliamo.
Una persona cara un giorno mi disse che a volte i progetti della nostra vita si realizzano anche mettendo da parte qualcuno dei nostri sogni.
Qualcuno o qualcosa, aggiungerei.
Sta qui il confine.
E solo se guardiamo bene allo specchio, riusciamo ad individuarlo.
Con o senza quella macchia e con o senza quella smorfia.
Non sempre è facile, ma possiamo farlo.
Perchè la novità nasce sempre dall'errore: che sia della vita, di noi stessi, delle persone che ci circondano.
Un errore come una ferita, come una delusione, come uno sbaglio commesso.
Un errore da cui partire per varcare quel confine...con gli occhi di una persona nuova.