venerdì 3 luglio 2009

Prima e dopo...


Capita a volte di scrivere una lettera a qualcuno.
La sera prima di addormentarti, decidi di scriverla
Il mattino dopo, tra una tazza di latte e i biscotti, pensi alle parole da buttare fuori.
Poi, dopo aver sgomberato il tavolo, prendi un foglio, quello che sembra il più bianco, una penna, la tua preferita, il tuo cuore, quello che senti battere, la tua mente, quella che percepisci a volte stanca, la tua mano, quella che ti segue come un’ombra, il desiderio misto a bisogno, quello che ti spinge a riempire il foglio.
Scrivi, nemmeno tu sai dove arriverai.
Scrivi anche se sai che non vuoi dire proprio quelle parole.
Scrivi anche se non vorresti mai fossero lette.
Un nome, un aggettivo, un verbo, un articolo, un pronome, una virgola, puntini sospensivi, ancora un nome, una sensazione, un altro aggettivo, ancora un verbo, un punto e virgola, puntini sospensivi, ancora una volta un nome.
Poi un punto.
E finalmente respiri.
Rileggi e fai una smorfia.
Posi la penna, che ormai è quasi finita, pieghi il foglio, che ormai non è più così bianco, metti una mano sul cuore, che sta battendo sempre più forte, sfiori la tua mente con i pensieri, e la senti più stanca di prima, guardi la tua mano, e capisci che è un po’ affaticata, sgomberi di nuovo il tavolo, percepisci il desiderio misto a bisogno, e comprendi che forse la sua spinta non è poi così forte.
Finalmente respiri, e ti accorgi che niente è più come prima.
L’impulsività può spingerti a fare azioni che la riflessività bloccherebbe.
E viceversa.
Prima sai che è così…senti di fare questo.
Dopo sai che è diverso…senti di fare quest’altro.
Susanna Tamaro scrive:

Quando di fronte a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, fermati e aspetta.
Respira, aspetta e aspetta ancora.
Poi, quando senti parlare il tuo cuore,
ALZATI
e vai dove ti porta lui”.

Ad ognuno di noi credo sia capitata almeno una volta nella vita una cosa del genere.
Tutto questo, forse, c’insegna che non basta ascoltare il cuore, ma SAPERLO fare.
“Respira, aspetta e aspetta ancora”.
Hai rimesso la penna nell’astuccio, hai sentito il tuo cuore regolarizzarsi, hai percepito la mente in uno stato di calma, hai messo la tua mano in tasca, hai riempito il tavolo di altre novità, hai sentito quietarsi il desiderio misto a bisogno.
Infine, hai piegato il foglio e lo hai conservato in un cassetto insieme a tanti altri.
La via di mezzo tra l’impulsività e la riflessività sta nel saper ascoltare il cuore.
Non nella stanchezza della mente, non in una penna confidente, non nel desiderio impaziente, non nella mano compiacente.
Ma in un respiro paziente.
“Respira, aspetta e aspetta ancora”.

giovedì 25 giugno 2009

Grazie perchè...


Quando i giorni sono difficili, sembra facile cadere giù.
Quando invece sono facili, sembra difficile che non cambino forma.
E’ stata una settimana molto tesa e un po’ pericolosa, una di quelle in cui ogni respiro si intreccia ad una prova da superare, ad una persona da fronteggiare, ad una mancanza di concretezza da ricercare.
Una settimana in cui, dopo l’ennesima via storta, pensi solo alla fortuna che hai di tornare nella tua stanza, sfogarti con qualcuno, dormire ( poco) e ricominciare tutto da capo il giorno dopo.
Possono esser tanti i motivi per cui una settimana può risultare davvero difficile da vivere, e lo sono stati.
Questo post è un ringraziamento per gli amici che ho stressato, che mi hanno ascoltato e dato la spinta per andare avanti.
Ho conservato questi giorni per dare a me la possibilità di rispolverarli quando nella vita mi troverò ad affrontare simili ed anche più grandi difficoltà, per ricordare che al mondo esistono sguardi che ti sanno leggere dentro e non solo guardarti gli occhi e parole che diventano gesti d’aiuto e non solo lettere prese a prestito da un dizionario per l’occasione. Non faccio i vostri nomi…perchè sapete, uno ad uno, che vi dico GRAZIE nel più profondo e più prezioso significato.

venerdì 12 giugno 2009

Corso di Formazione "Movimento per l'Infanzia"

Sabato 13 giugno ultima lezione del corso di formazione
" Aspetti psicologici e giudiziari nella tutela del bambino" indetto dal Movimento per l'Infanzia di Firenze.
La lezione tratterà il tema dei FALSI RICORDI con la presentazione di diversi studi nazionali ed internazionali.
Relatori: avv. Andrea Coffari e la sottoscritta.

mercoledì 10 giugno 2009

Tu che forma sei?


Se allunghiamo le dita della nostra mano, esse si legano una ad una per formare un cerchio perfetto.
Con un inizio ed una fine.
Ma se allentiamo la presa, il cerchio si sfalda e dà vita ad innumerevoli forme che non riusciamo a decifrare né a nominare.
La vita è tutta qui.
In un cerchio che si chiude perfetto, quando tutto si compone a meraviglia.
In innumerevoli e indecifrabili forme, quando la vita stessa non conosce modi e tempi per mostrarsi diversa.
Noi siamo il silenzio, quando lasciamo che quel cerchio assuma la forma che vuole.
Noi siamo il rumore, quando non diamo alla vita la possibilità di far ascoltare la sua voce.
Noi siamo un libro lasciato in un posto sicuro, quando non sappiamo fare altro se non dare a qualcuno la possibilità di conoscere una storia.
Noi siamo i petali di una rosa che cambia il suo profumo e che invecchia senza perderlo tra le pagine di un diario nascosto chissà dove.
Noi siamo le illusioni da cui spesso vogliamo guarire, per paura di perdere quella forma che tiene unite le dita di una mano.
Noi siamo la pretesa di non voler nessuno accanto e al contempo il bisogno di confrontarci sempre con l’altro.
Siamo la paura di non capire la forma che sta assumendo la nostra vita, e per questo diventiamo bambini, figli dei più folli capricci.
Ma se proviamo a lasciar libera la mano, senza forzarla in forme circoscritte o in cerchi perfetti, scopriremo che è quella la forma fatta apposta per noi.
Magari domani sarà diversa, perché noi saremo diversi, pur avendo la stessa carne e lo stesso respiro.
Siamo noi la libertà di essere quello che vogliamo essere.
Come le dita di una mano che raccontano una storia che non morirà mai.
Perché libera, come la tua.

E perchè è solo sfogliando quella storia che capirai che non esiste e non esisterà mai una mano come la tua.

sabato 6 giugno 2009

A chi ha paura...di sè, del mondo, della vita.

"Non è mai troppo tardi o mai troppo presto per essere quello che vuoi essere.
Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi.
Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo.
Possiamo vivere al meglio ogni cosa o al peggio.
Spero che tu viva tutto al meglio,
spero che tu possa vedere cose sorprendenti,
spero che tu possa avere emozioni sempre nuove,
spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi,
spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita...e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero."
dal film "Il curioso caso di Benjamin Button"

sabato 30 maggio 2009

Corso di formazione "Movimento per l'Infanzia"

Oggi penultima lezione del corso di formazione
"Aspetti psicologici e giudiziari nella tutela del bambino"
indetto del MOVIMENTO PER L'INFANZIA
dedicata all'iter giudiziario, agli orientamenti giurisprudenziali ed all'ascolto della vittima in sede di audizione protetta.
Relatori: Avv. Andrea Coffari - Avv. Elena Zazzeri

mercoledì 13 maggio 2009

Los Angeles,10 marzo 1928. Christine Collins,(Angelina Jolie), lascia il figlio Walter a casa,per recarsi al lavoro. Al suo ritorno,la casa è vuota e non c'è traccia di Walter. Si rivolge subito alla polizia,ma realizza immediatamente che il Dipartimento non è intenzionato ad offrire l'aiuto ed il supporto che la donna si aspettava. Dopo 5 mesi il capo della polizia, ragionevolmente sospettato di corruzione,dichiara il caso risolto e riporta a Christine il figlio ritrovato. Ma la madre non riconosce nel ragazzino riportatole suo figlio e manifesta il proprio disappunto al comandante in malafede,reclamando il suo diritto alla giustizia,al punto tale da scontrarsi apertamente con le autorità. In un conflitto che la vede perdente,Christine è affiancata dal Reverendo Guistav Briegleb,(John Malkovich), paladino in feroce contrasto con i soprusi del Dipartimento e degli organi governativi. Gli eventi narrati nel film fanno riferimento ad un caso di rapimento ed omicidio di bambini,fatto agghiacciante che si intreccia con il racconto che sviluppa la sua centralità sulla figura ed il dramma di Christine. Entrambi i fatti,realmente accaduti,sono stati riportati alla luce dallo sceneggiatore J. Michael Straczynski,informato dell'esistenza di documentazioni relative al caso Collins, negli archivi del municipio di Los Angeles.Il film non si limita ad esporre gli atroci fatti relativi ad un caso di rapimento ed il dramma vissuto da una madre devastata dal dolore,ma si allarga a descrivere il contesto nel quale la storia si sviluppa. In uno scontro tra il singolo individuo ed il potere costituito,il corpo di Polizia,realmente corrotto ed inefficiente,che non lascia respiro ai diritti fondamentali dell'uomo,per il raggiungimento del proprio interesse,l'intento del regista è di evidenziare la lotta contro la sopraffazione. Il fittizio impegno della polizia, qui vergognosa figura di una falsa giustizia, contrasta con il reale dolore di una caparbia donna,violata nella sua dignità,che si ostina in una ossessiva ricerca della verità. La Los Angeles degli anni ' 20,viene dipinta come uno scenario nel quale vive una società che si relaziona alla donna nei termini di un sessismo al limite della segregazione. Christine Collins rifiuta il ruolo nel quale la sua società la emargina e si oppone al punto da essere ella stessa punita e rinchiusa in un manicomio,nel quale sono ricoverate solo donne,tutte vittime della stessa situazione.Il film dipinge un quadro di una Los Angeles dove il complesso degli elementi politici e governativi,assistenziali,comprese le strutture sanitarie,è accusato di abuso,corruzione,menzogna ed inettitudine e rende chiara l'idea che è da confutare l'immagine di "un'età felice",per una città gettata nel degrado morale. L'accorato appello di Eastwood ai diritti ed all'innocenza dei bambini è stato già trattato in "Un mondo perfetto",del 1993 e nel drammatico "Mystic River",2003. In entrambe le pellicole,la purezza dei piccoli è assurta a valore supremo su ogni diritto e dovere dell’uomo.Centoquaranta minuti di film, senza intervallo. Centoquaranta minuti di silenzio assoluto in tutta la sala. Non potevo crederci che fosse una storia vera, è invece lo è. Los Angeles come ieri, mondo come è oggi. Purtroppo, il valore supremo dei bambini troppo spesso viene dimenticato e messo da parte. Purtroppo, la denuncia di film come questo non si accompagna ad una totale presa di coscienza. Il silenzio che è seguito durante i titoli di coda e durante l’uscita di tutti noi dal cinema, è stato esemplare. Il cuore degli uomini è toccato da queste assurdità.