martedì 11 maggio 2010

Leggere, prego.

Nella mia vita non sono abituata a lasciare spazio a persone poco corrette.
Ma qui, temo sia indispensabile farlo.
Ho cancellato due commenti rigorosamente anonimi al post precedente, semplicemente perchè sono stati volgari, inadeguati, offensivi e fuori tema: quattro caratteristiche che non si addicono nè alla mia persona nè a questo blog.
Altri commenti a precedenti post, seppur pungenti, li ho lasciati e controbattuti perchè ho ritenuto fossero pertinenti, seppur a volte, al di sopra di ogni mancanza di rispetto.
Chi ha scritto quei commenti da spazzatura, è pregato vivamente, nel caso volesse ripetersi nella propria performance al di là di ogni ragionevole rispetto per la sottoscritta e per altre persone, di evitare di battere le dita sulla tastiera, perchè i commenti verrebbero da me automaticamente cancellati.
Il rispetto per tutti, seppur in un mondo virtuale, è ciò che più esigo qui dentro.
Chi non è in grado di saperlo portare, è meglio che non clicchi sul tasto "lascia un commento qui".
"Signori si nasce" - diceva qualcuno. Ricordiamocelo più spesso.
Questo post non richiede commenti, è solo un'informazione per utenti anonimi poco corretti.

giovedì 6 maggio 2010

Che libro sono?


C'è un posto dove io mi sento a casa, in cui il tempo può fermarsi e dimenticarsi di me.


Una libreria è il luogo dove le vite, reali o fantastiche, diventano storie da raccontare.


Quante volte un libro ha saputo raccontare al meglio i nostri vissuti e le nostre sensazioni di un momento?


E quante volte abbiamo detto o fatto qualcosa con un libro tanto da sentirlo particolarmente nostro?


A me è capitato spesso, tanto da condurmi ad associare ad ogni libro un'età della vita e di uno stato d'animo.


"Tu che libro sei?" - non è uno di quei test smaniosi di un famoso social network, dove la propria identità diventa il banale risultato di una somma di domande, spesso banali anch'esse.


La nostra identità è molto di più di una semplice somma: è la nostra storia, che spesso associamo ad una canzone che ascoltiamo, di una poesia, ad un quadro che colora a pennello il nostro vissuto.


E ancor più spesso, almeno per quanto mi riguarda, ad un libro.


Vorrei che i libri parlassero con le loro stesse parole, raccontando la nostra storia.




"Il conte di Montecristo" di Alexander Dumas, fu la rivelazione di quanto il cuore di un uomo possa esser ferito dalla mente malvagia di altri uomini: "fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta l'umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare."


"Cime tempestose" di Emily Bronte, fu il mio classico per eccellenza, letto a diciassette anni: "e così lui non saprà mai quanto io lo ami. Non so di cosa siano fatte le anime, ma la mia e quella di Heathcliff sono simili".


"Le parole che non ti ho detto" di Nicholas Sparks, fu il libro che mi fece innamorare di questo scrittore che non ho più lasciato e che tuttora rimane per me il migliore: " 'a cosa pensi' - le chiese Garrett - 'a come è bello il silenzio con te' - rispose".


"La ragazza con l'orecchino di perla " di Tracy Chevalier, fu il libro del mio ultimo anno di liceo: "i punti d'ombra non hanno meno importanza della luce".


"Và dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro, fu il libro che mi raccontò l'amore nel senso più profondo del termine: "e quando davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, tu siediti e aspetta. Respira e aspetta ancora. Poi, quando ti parla, alzati e vai dove ti porta lui".


"Qualcuno con cui correre" di David Grossman fu il libro che mi parlò di quanto i ragazzi abbiano dentro al cuore così tanto da dare che spesso neanche ce ne accorgiamo:"oggi sei quasi bella. E quello fu il più bel complimento della sua vita. Perchè con quel quasi, lui intendeva che lo era veramente"


"Che tu sia per me il coltello" di David Grossman, fu quello che mi fece capire di quanto l'amore, anche quello più crudele, abbia sempre bisogno della verità: "come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità, per dirla finalmente, la verità. Voglio che tu sia per me il coltello. E anch'io lo sarò per te. Un coltello affilato ma misericordioso."


"Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij, fu il libro che delicatamente mi alzò il mento per darmi la possibilità di guardare le stelle:"Dio mio, un minuto intero di beatitudine. E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?"


"Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne, fu quello che mi fece piangere e ringraziare Dio di non aver vissuto in un altro tempo: " poi la stanza cadde nell'oscurità e, nonostante la confusione che seguì, Bruno si accorse di stringere ancora la mano di Shmuel. Niente al mondo lo avrebbe persuaso a lasciarla".


"L'eleganza del riccio" di Muriel Burbery, fu il libro essenziale che mi tenne inchiodata sulle sue pagine fino a tarda notte: "nei momenti supremi la verità deve pur venire a galla. Tutti noi quando non abbiamo più vie d'uscita, dobbiamo affrontare il destino in cui siamo imprigionati, e all'epilogo essere quello che siamo sempre stati nel profondo, qualunque fosse l'illusione in cui ci siamo voluti cullare".


"Lettera di una sconosciuta" di Stefan Zweig, fu quello che mi aiutò a capire che non è poi così sbagliato amare, ma la persona giusta: "permettimi, amore mio, di raccontarti tutto, tutto dal principio, ti prego, non stancarti di dovermi ascoltare per un quarto d'ora, di ascoltare chi per una vita intera non si è mai stancata di amarti".


"Acciaio" di Silvia Avallone, fu il libro che mi ricordò di quanto l'amicizia valga molto di più di qualsiasi altro sentimento attraverso le pagine di una nuova e bravissima scrittrice: "Alessio rise. Risero insieme, abbracciati e stanchi, alla luce della lampadina che pendeva dal soffitto e dell'alba che stava sorgendo. In quel momento, da dietro lo spigolo della porta, apparve Anna. Non disse niente. Rimase lì, pulita e scalza. Li guardava, non vista, come un piccolo angelo in pigiama estivo. Nel suo alfabeto, quella era una cosa molto bella. La sua mamma con il viso nell'incavo tra il collo e la spalla di suo fratello, era forse la cosa più bella. Quella per cui valeva la pena, nella vita, non barare."


"Il quaderno azzurro" di James Levine, che mi ricorda ogni giorno, di quanto i bambini siano la parte migliore di ogni cosa: "mi chiamo Batuk. Ho 15 anni e sto in un nido di Common Street a Mumbai. Sono qui da sei anni e ho avuto in dono la bellezza e una matita. Non so bene perchè scrivo, ma fremo al pensiero che sia per poter un giorno guardarmi indietro e leggere che mi sono sciolta nel mio stesso inchiostro, per annullarmi e diventare sua".


La lista sarebbe ancora lunga, ma ora tocca a voi: scegliete dalla vostra libreria un libro che ha particolarmente toccato la vostra vita e scrivete una frase dello stesso, così da poter ricordare e ridire ancora...ma io, che libro sono?

lunedì 3 maggio 2010

La mia vita sulle punte...

Nostalgia significa letteralmente "dolore del ritorno".

Ma se Allegra ripensa alla danza, le viene voglia solo di dire "grazie" a chi le ha permesso di salire su quelle punte per dodici lunghi anni.

In queste sere le è venuta voglia di accoccolarsi nei ricordi...soprattutto in quelli più lontani.

E per una volta, vuole rendere questo blog un pò diverso dal solito.

Niente riflessioni o letture: ma solo una botta di ricordi di nove anni fa con il mio "passo d'addio".

Perchè la danza, è stato uno dei regali più belli che la vita mi ha fatto.

venerdì 23 aprile 2010

Un pensierino per il fine settimana!


"Vorrei ripercorrere i miei passi, quelli falsi, per guardare bene dove posare i piedi. Vorrei riandare al momento in cui donai fiducia a chi presto m'avrebbe tradito. Vorrei tornare indietro fino a quel giorno, quando sbagliai. Vorrei poter decidere di nuovo, scegliere meglio gli amici e gli amori, questa volta con calma, riflettendo, pensandoci bene, ponderando, valutando, soppesando e conoscendo già il futuro. E vorrei compiere esattamente le stesse scelte che mi hanno portato qui, anche quelle più sventurate. Sbagli che mi hanno reso l'uomo che sono."


da L'uomo felice


In questo periodo Allegra ha a che fare con un pò troppe cose, ma non vi lascia soli senza riflettere e vi regala i pensieri di chi ama e che condivide.

BUON FINE SETTIMANA...FATE I BRAVI!

venerdì 16 aprile 2010

Pensierino della sera...baricchiano!

"Quando la gente ti dirà che hai sbagliato...e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fregatene. Ricordatene. Devi fregartene. Tutte le bocce di cristallo che hai rotto erano solo vita...non sono quelli gli errori...quella è la vita. E la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca. Io questo l'ho capito, il mondo è pieno di gente che gira in tasca con le sue piccole biglie di vetro, le sue piccole tristi biglie infrangibili, e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo. Sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino...ci si vede dentro tanta roba...è una cosa che ti mette l'allegria. Non smetterla mai...e se un giorno scoppieranno, anche quella sarà vita, a modo suo...meravigliosa vita."
Castelli di rabbia, Alessandro Baricco
Cosa rigiriamo ogni giorno nelle nostre tasche...biglie di vetro o di cristallo?

mercoledì 14 aprile 2010

Tic-toc/Toc-tic


Se sei in ritardo, sei in ritardo.

E lo sei sulla sveglia che hai spento nel buio della tua casa, sui puntuali movimenti che fai al mattino, sul latte che ti ribolle nello stomaco mentre scendi le scale del condiminio con più velocità, con la strada trafficata che si ritorce contro la tua mancata puntualità.

"Lo so, sono in ritardo."

Non puoi non dire questa frase a chi ti aspetta.

Ma nell' istante stesso in cui la pronunci, ripensi a tutte le tue trascorse puntualità.

Non delle tue giornate, ma della tua vita.

E ti ritrovi puntuale laddove eri in ritardo.

E ti rivedi in ritardo anche se eri puntuale.

"Se anticipi il mondo di cinque minuti, forse riuscirai a conoscerlo di più. E forse a viverci meglio".

Fonte forse poco attendibile. Me lo disse un amico tempo fa. Non attendibile perchè matto.

Nel senso artistico del termine.

Forse.

Ma proviamo a posticipare il mondo di cinque minuti.

Che ne verrà fuori?

E poi proviamo, con la stessa assurdità, a posticipare la nostra vita di cinque minuti.

Io l'ho fatto, ma non quando, in un mattino qualunque di un qualunque giorno della settimana, la sveglia ha suonato e io ho aspettato più del dovuto.

L'ho fatto quando ho preso una decisione importante.

Ho posticipato la mia vita di soli cinque minuti, vedendola con o senza le mie scelte.

Posticipandola, mi sono resa conto di dover scegliere e di doverlo fare ancora.

E ho capito, che la vita è una scelta.

Non solo dettata da qualcuno quando ancora avvolti in una pancia, non vediamo l'ora di venir fuori.

Ma soprattutto, da come guardiamo il mondo appena svegli al mattino: come la voglio la mia vita?

Proviamo a chiedercelo più spesso. Possibilmente, senza ritardi.

sabato 10 aprile 2010

Ricordi presenti


Un pianoforte attaccato al muro.


Tre amiche che si scambiano la vita riflettendo pensieri e parole in tazzine di tè caldo: tre gusti diversi ma con lo stesso sapore.


Come le loro esistenze intrecciate.


Una risata, una confidenza, uno scherzo, un rimprovero, un ricordo. E una promessa, anzi no...più di una.


Poi all'improvviso un ragazzo biondo, da lontano sembrava straniero.


Si avvicina e dolcemente chiede di poter suonare.


La musica del pianoforte ha in sè una magia che è un privilegio per chi l'ascolta e la vive.


Inizia a sfiorare quel bianco e nero con delicatezza e passione.
Non era un musicista qualunque.


Era, in quel giorno, un dono inaspettato.


Era insieme il passato ed il futuro.


La domanda e la risposta.


Il sempre e il mai.


Il fatto e l'idea.


Suonò e nessuna delle tre amiche parlò.


C'erano solo sguardi, nel cui immenso si ritrovarono speranze e dolori, bugie e verità da ricercare, istanti vissuti e persone incontrate.


Poi la musica finì e lui, guardando le tre amiche, arrossì. Come solo gli artisti veri sanno fare.


Perchè gli artisti sono come i bambini: puri e senza alcun velo davanti agli occhi.


Il sole era alto sopra Firenze, sembrava essersi legato al cielo.


E nella musica di un pianoforte, tra ricordi e speranze e ancora vita, tre amiche percorsero ognuna la propria strada di casa, rimanendo legate in un'amicizia che non sa morire.


Perchè troppo vera.


Come quelle mani lunghe e bianche sul pianoforte.


E come quel sole caldo e grande nel cielo di una Firenze che non dimenticherò mai, semmai un giorno dovessi lasciarla.


Grazie...a chi lo sa già.