mercoledì 16 settembre 2009

Cara Carmen ti scrivo...


Quando facevi la ballerina e non riuscivi ad eseguire un passo, la tua insegnante te lo faceva fare e rifare fino allo sfinimento ripetendoti: non esiste il “non ci riesco”.
Nel corso della tua vita questa frase è diventata una sorta di monito, un faro che ti illumina ogni volta che senti dentro il pericolo del “non ce la farai mai”.
Oggi compi ventiquattro anni.
A volte senti di averne la metà, per tutte le volte che vivi “momenti di ordinaria follia”, altre invece, è come se ne sentissi addosso il doppio, per tutte le volte che vivi le “fatidiche giornate no”.
Se ti guardi indietro, riesci a vedere una bambina che è diventata una giovane donna attraverso un cammino di cui non cambierebbe neanche una strada, neanche un ciottolo incontrato per caso, neanche una direzione sbagliata, neanche un sentiero misteriosamente scoperto.
Tutto si è perfettamente composto, nella gioia e nel dolore, nel disegno che Qualcuno sta dipingendo insieme a te: Lui ti porge la tavolozza, tu scegli i colori.
In alcune circostanze, quando non sai dove bagnare il pennello, Gli chiedi dei consigli.
A volte ti appaiono incomprensibili e preferisci fare di testa tua, altre tenti di seguirli, anche grazie a chi hai incontrato nel tuo cammino.
Il regalo che fai a te stessa nel giorno del tuo ventiquattresimo compleanno è semplicemente un GRAZIE.
A Qualcuno che non si stanca mai di porgerti la tavolozza.
Alla tua famiglia, senza la quale non saresti quella che sei.
Ai tuoi amici, senza i quali saresti una donna a metà.
A chi hai incontrato, perduto, ritrovato e lasciato andare, senza i quali non sapresti guardare alla vita così come ora la guardi.
Alle passioni e agli ideali che ti hanno formato e fatto crescere più quanto credessi possibile.
“Non esiste il non ci riesco”…oggi lo sai più di ieri, perché hai imparato che i veri insegnamenti sono quelli che ti sorprendono nei momenti più impensabili della tua vita e che ti ricordano che è esistito un tempo in cui, in un’età e in un luogo diversi, hai cercato di forgiarli su te stessa.
Oggi sei abbastanza matura per non dimenticartene…quindi, non cercare scuse per ripetere a te stessa che non ce la farai mai.
Buon compleanno Carmen.

lunedì 14 settembre 2009

Cosa rimane?


Amica Allegra: che mi racconti?


Allegra: a parte che in questo periodo ho quasi sempre "un gomitolo di lana" aggrovigliato nello stomaco...tutto bene!


Amica Allegra: Come mai?


Allegra: consciamente non lo so...inconsciamente forse sì...quindi in teoria lo so.


Amica Allegra: la speranza va al di là dell'inconscio...purtoppo o per fortuna?


Allegra: caspita che frase!


Amica Allegra: La Eloisa fa questo effetto!


Allegra: E' tua, sua o di chi?


Amica Allegra: Catia production!


"La speranza va oltre l'inconscio...purtroppo o per fortuna?"


Cosa c'è oltre la non consapevolezza di quello che sentiamo e speriamo?


Cosa c'è oltre la non consapevolezza di quello che ci aspettiamo, da noi stessi e dagli altri?


Forse la speranza è la misura perfetta di ciò che è necessario alla nostra vita.
Se ciò che è necessario alla nostra vita è ciò di cui non possiamo fare meno per vivere, allora la speranza sta a noi stessi come noi stessi stiamo alla nostra vita.


E se Shakespeare scriveva che "Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni", io scriverei che "noi siamo fatti della stessa sostanza della speranza".

Perchè se manca la speranza, in tutto e per tutto, mi dite cosa rimane?


Riflettete..riflettete...