martedì 21 settembre 2010

Siamo davvero così soli?


La matematica non è mai stata il mio forte...ma un po' di basi, qualcuno ha fatto in modo che io le avessi.
A scuola mi hanno insegnato che i numeri primi sono divisibili soltanto per se stessi e che quelli non divisibili per se stessi, si chiamano numeri composti.
Quando qualche anno fa uscì un romanzo, diventato best seller e vincitore di quasi tutti i premi letterari possibili e immaginabili (in Italia), mi sono chiesta: che cosa avrà mai questo romanzo con un titolo così ambiguo e che tanto mi ricorda i banchi di scuola?

E' bastato leggerlo per scoprirlo, accorgendomi, pagina dopo pagina, di anelare a qualcosa che non arrivava mai.
E che non è mai arrivata.
Nelle prime pagine, Alice e Mattia sono due bambini.
E sono soli: con i loro traumi, con le loro difficoltà nella crescita, con le loro famiglie invisibili.
Poi crescono e diventano adolescenti.
Sempre soli ad affrontare l'età più importante e pregnante di sfide.
Si cercano, ma non si trovano. Mai.
Nelle ultime pagine, Alice e Mattia sono due adulti.
E sono sempre soli: con un dolore dell'anima schivo e prepotente.
Ricordo di aver alzato gli occhi al cielo appena letta l'ultima pagina, sentendo dentro una profonda mancanza di tutto.
Poi ho visto il film omonimo, qualche settimana fa.
E non c'è stato un solo secondo di respiro in quelle scene, uno solo in grado di trasmettermi un briciolo di illusione.
Dire speranza è dire troppo.
La storia della solitudine dei numeri primi è, in parte, il quadro di una realtà che esiste.
Ma siamo davvero così soli?
E se il mondo là fuori ci distrugge, davvero siamo così soli anche dentro di noi tanto da non essere capaci di trovare un modo, anche il più semplice ed elementare, per aggrapparci a qualcosa?
"Era rimasto impassibile e in silenzio ad aspettare che fosse troppo tardi".

Possibile che ci sia tanta solitudine anche nella nostra anima da non permetterci di alzare la voce e farci sentire vivi?
E se anche fosse troppo tardi, perché non avere fiducia in un qualcosa di più grande?
No, non c'è neanche quella.
Alice è malata di anoressia.
Solo gesti meccanici, nella solitudine.
Alice non mangia. Alice tagliuzza il cibo e lo fa a poltiglia nascondendolo in un tovagliolo.
Alice getta un pomodoro nel water mentre è a cena con l'uomo che sposerà. E che non ama.
Dov'è l'anima di una ragazza malata di anoressia in quelle pagine e, ancor di più, in quelle scene?
Non c'è. E fa male quest'assenza.
Non si può raccontare l'anoressia in questo modo. E' uno schiaffo che brucia.
L'interiorità è confinata solo e soltanto alla solitudine. Per il resto, non esiste.
Che sia di un dolore, di un trauma, di una malattia, di una bugia, di una mancanza.
Non esiste.
Eppure...Alice e Mattia sono due esseri umani.
Con un corpo ed un'anima. Come tutti.
Perché ci fa tanta paura raccontare l'anima nelle sue infinite sfaccettature e ci limitiamo a puntare il dito sempre e solo alle sue mancanze?
Non è per questo che ci svegliamo ogni mattina.
E per quanto questo mondo possa essere troppe volte ingrato, per quanto i sogni spesso s'infrangano prima che tu te ne possa rendere conto, per quanto il dolore ti entri dentro diventando parte di te, di qualsiasi pasta esso sia fatto...non è mai troppo tardi.
Nessuno è mai lontano abbastanza per non toccarsi.
Nessuno è realmente un numero primo, divisibile solo per se stesso.
Se fosse solo così, la nostra vita sarebbe inutile e vana.
E non lo è.


26 commenti:

Giulio ha detto...

Mi hanno davvero colpito queste parole.
Sei una lettrice molto attenta. E' raro che qualcuno legga i libri così.

Siamo soli. Sì, ma mai abbastanza.

Riccardo ha detto...

Non ti è piaciuto proprio questo libro allora!

Lorenza ha detto...

Molto bello questo post Allegra.
Bello davvero.
Uao!

SerenoPocoNuvoloso ha detto...

No.....non siamo davvero così soli.
Molto bella la tua sottile interpretazione.

Federico ha detto...

"Nessuno è mai lontano abbastanza per toccarsi".

E' vero. L'unica cosa è accorgercene.

Elisabetta ha detto...

Leggendo il libro ho avvertito gran parte delle sensazioni che descrivi, anche se non mi ero mai soffermata sull'anoressia.
Forse da profana non ci ho fatto molta attenzione, tu che sei dal campo evidentemente sì.
Ricordo quelli che tu chiami "gesti meccanici" ed effettivamente è vero: c'è il dolore, ma si vede solo dai gesti.

Anonimo ha detto...

Non è mai troppo tardi.

Neanche per non essere più soli.

LettoreRitrovato ha detto...

A me il libro è piaciuto, ma sinceramente il mio piacere si è fermato ad un livello superficiale: bel titolo, storia bella ma triste, scritto bene.
Non mi sono fermato a riflettere sull'interiorità e nemmeno sul modo di raccontare l'anoressia.
Sei molto profonda, Allegra. Moltissimo.

Anonimo ha detto...

"Non si può raccontare l'anoressia in questo modo. E' uno schiaffo che brucia."

E come si racconta se non con i gesti, signorina so tutto io?

Allegra ha detto...

Entrando nell'anima della malattia.
I gesti sono solo la punta dell'iceberg.

Anonimo ha detto...

A me non è piaciuto il libro.
Il film poi, un martellamento continuo di scene sovrapposte disperate.

Michela ha detto...

"Nessuno è mai lontano abbastanza per non toccarsi".
CI VOGLIO CREDERE!

Caterina ha detto...

Non ho letto il libro ma ho visto il film.
A dire la verità mi sono sentita un pò spaesata, le scene sovrapposte e poi la spiegazione del titolo relegata al matrimonio sotto una musica assordante.
Non male ma data l'estrema pubblicità, pensavo meglio!

Chiara ha detto...

Ho letto questo libro prima che vincesse il premio strega (anche perchè prima di vincere quello, ha vinto un altro premio di cui pochi conoscono l'esistenza!).
Mi ricordo che lo divorai in una serata!
Un libro bellissimo...
Ancora devo vedere il film però!

Anonimo ha detto...

Condivido la mancanza di interiorità nella gran parte del libro.
Ciao Allegra!
L.

Anonimo ha detto...

Metti in dubbio un premio strega, scusa?

Anonimo ha detto...

Condivido, nessuna persona nasce o cresce con un destino da numero primo.
Ma quella solitudine esiste ed il libro riesce a farne sentire una parte. Anche in quella non rappresentazione dell'anoressia si sente una solitudine,e si sente proprio in quell'"interiorità confinata solo e soltanto nella solitudine". I gesti meccanici di lei e le cicatrici di lui...
Nella solitudine non c'è significato, non c'è condivisione, c'è solo una sofferenza che appare incomunicabile per chi la sente e la vive.
Nessuno è davvero così solo ma è difficile capirlo quando il sentimento di solitudine sovrasta tutto il resto
Chiara

Allegra ha detto...

Caterina: invece, una delle poche cose che ho apprezzato del film è proprio la regia.

Chiara: guarda il film, poi mi dici! :)

Immancabile anonimo: la mia è solo una considerazione da semplice lettrice, condivisibile o meno.
Il romanzo è scritto in modo eccellente e c'è del genio nello svolgersi degli avvenimenti, dall'inizio alla fine.
Ma non condivido lo sviluppo della storia né quelle che secondo me sono le "mancanze" di cui ho parlato nel post.
In primis riguardo all'anoressia.

I premi sono importanti e prestigiosi, ma non sempre siamo tutti d'accordo sul vincitore: questo succede dappertutto, in qualsiasi ambito, non solo nella letteratura.
Per fare un esempio, quest'anno allo Strega è arrivato secondo un romanzo che secondo me meritava il primo posto.
Ma è solo e soltanto un mio parere.

I commenti al post servono ai lettori per questo: dare un parere.
Assolutamente libero.
Mi sembra però che non sia molto chiaro a te, dato che intravedo perennemente un sottile scambio di significati tra polemica e parere.
Qui sono graditi i pareri, di polemiche ce ne sono già troppe in giro.

Chiara: è sempre bello averti qui e leggere le tue parole.

Anonimo ha detto...

Mentre il romanzo che hai citato nel precedente post invece con le sue frasi da baci perugina non ha nulla che non va, scommetto!
Non condividiamo proprio niente guarda.

Allegra ha detto...

Ma io adoro i baci perugina!
Sono talmente buoni da essere in grado di farmi dimenticare qualsiasi cosa.
Dovresti assaggiarli.
Poi puoi sempre buttare via la carta.
Vado a nanna, anonimo. Buonanotte.

Don Mario ha detto...

Il primo numero primo è l'uno.
È primo perché è divisibile solo per uno: il numero primo "più primo" di tutti. Gli altri non sono solitari quanto l'uno, perché sono divisibili per se stessi... e per uno. (Si potrebbero ricavare delle metafore teologiche da questo, ma le lascio alla tua immaginazione).

I numeri primi di cui parla Giordano e di cui è pieno il nostro mondo sono tutti degli uno che hanno paura (o non sono capaci) di diventare due, tre, ecc.

Paolo Pugni ha detto...

I numeri primi sono fatti per generare multipli e combinazioni. La disperazione di Giordano è narcisistico crogiolarsi nella solitudine. E' la vanità di chi crede che distruggendo si possa brillare: come il barbaro che demolisce le cattedrali. Non è neanche la solitudine generosa e dignitosa di chi ha perso qualcuno. E' l'esaltazione della disperazione. Alla quale noi contrapponiamo la fatica dell'amore, il sudore dell'affetto, lo sfinimento della gioia.
Troppo facile vantarsi di aver creato un deserto.
Brava Allegra. Non siamo mai soli. Come canta anche Vecchioni: non sei solo se qualcuno se ne è andato, sei solo se qualcuno non è mai venuto.
Paolo

sospesanelviola ha detto...

mi dispiace ma non sono d'accordo. i numeri primi esistono, forse non in maniera assoluta come il libro ne parla, ma esistono. l'uomo ama stare in compagnia e fa di tutto per esserlo...ma poi cosa succede quando si presenta un problema? è solo. e la storia di alice e mattia ne è l'emblema. noi siamo persone fatte di limiti, e il sentirci e essere soli è uno di questi!nella vita si incontrano vite che si sfiorano soltanto, così vicine ma alla fine mai così tanto da potersi toccare e compenetrare.i numeri primi esistono, basta solo scavare un pò di più nell'anima delle persone per accorgerti che ce ne sono tanti.

Allegra ha detto...

Presentare una realtà fatta di limiti è un conto.
E' la realtà: su questa terra siamo tutti limitati.
Presentare uomini soli, senza MAI nella loro vita un briciolo di illusione, è tutt'altra.
Certo che esistono uomini soli.
Certo che esiste la solitudine.
Non condanno questo, nel libro.
Solo credo sarebbe stato più "umano" donare un briciolo di speranza anche e solo in un rigo.
Si intravede solo nell'alba che vede Mattia alla fine, ma è sempre solo.
Credo che oltre a presentare la realtà, un libro debba anche darmi un motivo per credere in quella realtà che presenta.
C'è tanta solitudine in giro, e la vedo, purtroppo.
Ma c'è anche qualcuno e, soprattutto, Qualcuno, che si tocca.
Nel libro non c'è neanche quella.
Presenta la solitudine, descrivici il tormento, d'accordo...però perché non vai anche oltre?
E' questo quello che oltre al resto, non mi è piaciuto.
Parere personale.
Ma se scavi di più nell'anima di una persona, anche in quella che ha subìto ed avuto i tormenti più mostruosi, c'è sempre un appiglio dal quale partire.
Basta solo vederlo o aiutare a vederlo e fare di tutto per tirarlo fuori.
Si supera anche così la solitudine degli altri: se solo cercassimo noi di voler essere meno soli.

Allegra ha detto...

Paolo: bellissima la frase di vecchioni!!! Non la conoscevo!
GRAZIE! :)
Ora scappo!

Anonimo ha detto...

"Si supera anche così la solitudine degli altri: se solo cercassimo noi di voler essere meno soli"...VERISSIMA E STRAORDINARIA QUESTA.
Allegra ti adoro!