domenica 12 dicembre 2010

Chiamami con il nome che mi hai dato...


Abbiamo bisogno di dare alle cose il proprio nome.
Se mangiamo il pane, abbiamo bisogno di sapere che quello è pane.
Se prendiamo una macchina, che quella è una macchina.
Se ci confidiamo con un amico, che quello è un amico.
Quando un bambino impara a parlare, apprende che quello si chiama tavolo, quello albero, quello pupazzo.
E quelli si chiamano mamma e papà.
Così facendo, impara anche a riconoscere le cose che lui chiama con il loro nome.
E apprende che se chiami, il più delle volte, loro rispondono.
Quando poi quel bambino cresce, capisce che anche i sentimenti hanno un nome: si chiamano amore, amicizia, risentimento, speranza, illusione, gioia, paura.
Sono quelli che ha imparato dalla vita, dentro e fuori dalla famiglia e, non di meno, dentro e fuori da se stesso.
Ma quando, diventando uomini e donne, non riusciamo a dare un nome a quello che proviamo, è come se volessimo mettere in un angolo quei sentimenti e i momenti vissuti che ci legano ad essi, come a coprirli con un telone bianco, come si fa con i mobili che vogliamo conservare, in attesa di ritornare ad abitarli.
La casa fatta di quei mobili rimane sempre la nostra, anche se sono coperti e anche se non è proprio come noi desideravamo che fosse: anche se non ha la scala a chiocciola, la porta scorrevole, la cucina con l'isola, il giardino e la staccionata bianca.
Per il solo fatto che l'abbiamo abitata e la abitiamo ancora, è nostra, perché un pezzetto di noi finisce sempre nelle cose che viviamo, sia che ci appartengano e sia che appartengano a chi ha sfiorato la nostra vita, anche e solo per un attimo.
Così come quei sentimenti senza nome, che tanto ci fanno paura, perché non sappiamo come chiamarli e loro, non sanno come risponderci, lasciandoci in un tempo che abbiamo imparato a chiamare in nostro soccorso sin da piccoli, quando cadevamo a terra e ci sbucciavamo un ginocchio urlando a nostra madre di venirci incontro, perché quella sbucciatura bruciava troppo: è proprio in quei momenti che abbiamo imparato a chiamare quel tempo attesa e a comprendere il suo valore.
Aspettare.
Che qualcuno venga in nostro aiuto, ci prenda in braccio e ci sussurri: non è niente, non avere paura, ora passa tutto.
Ma quando qualcosa ci brucia dentro e non sappiamo come chiamarla per poi vivere nell'attesa che ci risponda, la paura non passa e diventa parte di noi.
Per questo abbiamo bisogno di dare un nome, perché quelle sono le cose che restano: i sentimenti come le persone e come i momenti vissuti, come i sogni e come i ricordi.
E' questa la pasta di cui è fatta la vita.
E abbiamo bisogno di poterla chiamare, tutta intera, per riconoscerla nostra e di nessun altro.
In un esercizio dei miei laboratori di scrittura espressiva, chiedo a chi partecipa di dare un titolo alla propria vita, che sappia contenere il valore e l'unicità della stessa.
Quando veniamo al mondo, qualcuno ci assegna un nome che noi ci portiamo addosso fino alla fine dei nostri giorni, anche nei ricordi di chi ci sfiora e nelle vite di chi rimane dopo di noi.
Ma anche la nostra vita ha bisogno di essere chiamata per darci la possibilità di vivere nell'attesa che lei ci risponda e ci dica: non è niente, non avere paura, ora passa tutto.
Perché la vita è come una madre: ci ama anche quando sbaglia e quando siamo noi a farlo, e perdona tutte le nostre fughe, anche se non lo ammette o noi non lo ammettiamo.
Per questo abbiamo bisogno di chiamarla e di riconoscerla: senza, saremmo orfani senza sapere di esserlo.
E avremmo paura, senza sapere cosa sia questa paura.

19 commenti:

Riccardo ha detto...

Mi hai tolto il fiato con queste parole.
Contorte, ma bellissime.

Michela ha detto...

Avevo proprio bisogno di queste parole. In un momento in cui non riesco a dare un nome a quello che vive.
E' tutto cos' difficile che non riesco a trovare una via d'uscita.
Grazie per queste parole, belle come una poesia.
Sei davvero speciale, Allegra. Lo sento che sei speciale.

Mattia ha detto...

Stampato e appeso in camera mia.
Non so come farei senza di te e le tue parole.
Ma perchè non scrivi un libro????

Anonimo ha detto...

E' uno dei post più belli che tu abbia mai scritto.

Pepe ha detto...

Bellissimo poato. E... Allegra... mi ha ricordato l'ultimo post di Minerva! Lo hai letto? Che cosa le si può dire?

Federico ha detto...

Particolarmente ispirata.
Hai un dono di scrivere che è meraviglioso, non perderlo mai.

Rosa ha detto...

Dare un nome alla vita...sei inesauribilmente fantastica!
Ma come si fa a partecipare ad uno dei tuoi laboratori????

VD ha detto...

Brava, mi hai emozionata.

Anonimo ha detto...

E se le chiamiamo e non ci rispondono?
R.

Cavaliere Oscuro ha detto...

Bellissimo.

Giulio ha detto...

Triste, bello, graffiante, poetico...SEI DAVVERO BRAVA.
Mi hai fatto riflettere tanto...grazie!

Allegra ha detto...

R.: continuiamo a chiamarle...

Pepe: letto...e commentato!

Anonimo ha detto...

Non so come tu riesca ad entrare così dentro alle cose.
Continua così.

Pepe ha detto...

Grazie! Sai... in certe occasioni ti senti impotente e pensi che... farebbe proprio comodo una psicologa!

Comitato per la Difesa degli Psicologi e delle Altre Specie Animali in Via d'Estinzione

FrammentoDiCristallo ha detto...

gran bel post..
mi è stato detto che dare nomi a ciò che apparentemente non l'ha può aiutare molto a capire, a ridimensionare le cose,a rendere tutto meno "pauroso".. soprattutto quando si tratta di sentimenti..
io sto cercando di farlo, anche se è dura iniziare a fare qualcosa che da tanto tempo non si è abituati a fare...
questo tuo post mi ha fatto riflettere parecchio..
grazie per essere passata da me qualche giorno fa.. :)

Allegra ha detto...

Ma che bel comitato cara Pepe! Io e i miei colleghi ringraziamo...ne abbiamo proprio bisogno, soprattutto negli ultimi tempi.

Frammento di cristallo: sai che hai proprio un bel nome, tu? Dal nome che hai scelto per rappresentarti credo tu possa capire quanto sei rara e allo stesso tempo limpida e preziosa. Non arrenderti! :)

Anonimo ha detto...

E se voi fate comodo alla gente, a voi psicologi chi vi aiuta?

Lily ha detto...

Ho sempre pensato che i nomi non definiscano le cose, una rosa anche se si chiamasse in un altro modo avrebbe sempre lo stesso profumo e la stessa conformazione(parole di Shakeaspeare, anche se dette meglio, ovvio) però credo che ,come hai ribadito tu, aiutino le persone, l' uomo più a sentirle proprie, gli diano l' opportunità di poter affrontare quella paura che nasce quando si trova dinanzi a qualcosa che non conosce e che non sa appunto come chiamare, gli da forse l' illusione di poterle magari in minima parte, non dico controllarle, ma gestirle..
Comunque bellissimo post, come sempre=)

Allegra ha detto...

Anonimo: altri psicologi...

Lily: lo hai detto meglio di me... ;) grazie!